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La terza tappa della R7 Cup 2022 si è svolta al Mugello, col nostro amico e collega Stefano Cordara che ha partecipato come wild card. E ora ci racconta le sue impressioni sul trofeo

Testo: Ares, Aigor Foto: Yamaha

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Nel weekend del 2-3 luglio si è svolta sui saliscendi del circuito del Mugello la terza tappa della Yamaha R7 Cup, il trofeo monomarca della Casa di Iwata che ha visto il suo esordio assoluto in questa stagione e che in questi mesi vi stiamo raccontando qui sul sito e sulle pagine di SuperBike Italia.

Dagli scorsi appuntamenti abbiamo imparato a conoscere quale sia il leitmotiv delle gare di questa competizione, contraddistinta da grandi bagarre, con duelli a suon di sorpassi e controsorpassi dalla prima all’ultima curva; insomma, i piloti hanno ampiamente dimostrato di non essere gente che si tira indietro quando c’è da mollare i freni e buttare il cuore oltre l’ostacolo. E anche in questo terzo round, per la gioia del pubblico, ma anche per il divertimento dei protagonisti in gara, il filo conduttore non è cambiato.

R7 Cup, Mugello: vince Nicola Campedelli

Alla fine l’ha spuntata Nicola Campedelli, alfiere del Team Rosso e Nero, che ha preceduto Filippo Rovelli (Geko Bike) e Michael Girotti (Ram Racing); appena ai piedi del podio, invece, si è posizionato Lorenzo Gasperini e, neanche a dirlo, i primi quattro sono arrivati sul traguardo in un fazzoletto, tutti racchiusi in poco più di cinque decimi, e tutti capaci di girare in gara in tempi sotto il muro del 2’05”.

Giochi ancora aperti, dunque, in vista dell’ultima gara del 28 agosto, sempre al Mugello, che decreterà il vincitore di questo campionato combattutissimo.

Il racconto di #Corda90

Ma torniamo un attimo indietro alla tappa del 2-3 luglio, perché oltre ai piloti che ormai ben conosciamo, ha preso parte alla gara anche una Wild Card d’eccezione, ovvero il giornalista di Red-Live.it, ex-pilota del Mondiale Endurance, nonché nostro amico, Stefano Cordara. Abbiamo dunque approfittato della sua disponibilità per farci raccontare l’R7 Cup vissuta da dentro; ma anche per capire quale sia l’effettivo livello di questo monomarca, con la testimonianza di uno che di campionati e trofei ne ha visti un’infinità.

Dunque Stefano, tu che hai una grande esperienza di trofei, com’è l’ambiente della R7 Cup, specialmente a confronto con serie leggendarie come la R6 Cup?

“Innanzitutto c’è da dire che l’ambiente in cui si corre è quello della Coppa Italia, che ancora adesso è una manifestazione di enorme successo; solo per dare un’idea, durante il weekend della R7 Cup del Mugello c’erano ben 400 piloti iscritti tra tutte le categorie. Nella tappa di Misano addirittura si è corso assieme al Mondiale Superbike, quindi l’organizzazione è di quelle importanti, ma sinceramente l’ambiente del trofeo mi è sembrato quello genuino e alla mano di una volta. Sotto questo aspetto non è molto cambiato rispetto agli anni passati.”

“Semmai mi sarei aspettato un livello un po’ più da ‘Gentleman Rider’. Intendiamoci, ci sono pure i classici piloti che corrono solo per divertirsi, girando in tempi da amatori puri, senza stress. Ma ho scoperto che i primi 10 sono veramente veloci e assatanati. Sono per lo più ex pilotini della Supersport 300 e quindi il livello è molto alto, più alto di quello che mi sarei aspettato. In qualifica addirittura c’è chi ha girato in 2’03”!”

“In generale, comunque, gli organizzatori sono stati bravi, perché la moto era nuova, era il primo anno e sono riusciti a fare tutto con grande efficienza nonostante non pochi problemi. Per dire, non hanno avuto le carene fino all’ultimo (sappiamo quali sono i problemi a reperire i materiali in questo periodo), e avere più di 30 iscritti al primo anno vuol dire che comunque la formula è azzeccata. La moto non costa tanto, il trofeo non costa tanto e alla fine i tempi se sai usare la moto li fai.”

Ecco, arriviamo subito al punto: cosa significa correre con una moto come la R7, da poco più di 70cv, per chi magari è abituato alle 600 Supersport di una volta?

“Allora, la ciclistica in realtà non è tanto diversa da quella di una R6, e la moto è relativamente agile, facile e leggera. Talmente facile che porta tutti ad andare subito a un ritmo abbastanza alto. Poi però, da lì a tirare giù gli ultimi 3-4 secondi devi metterci un gran mestiere e ricalibrare il tuo stile di guida, facendo scorrere tantissimo la moto.”

“Il ‘problema’, all’inizio, è che il bicilindrico dell’R7 è fluidissimo, senza un vero picco di coppia, per cui fai fatica a capire quando è il momento di cambiare, se devi tenere la marcia oppure no – va sempre uguale! Per fare un esempio, io i rapporti giusti io li ho capiti solo a fine gara! Sono partito con una rapportatura nelle prove, poi l’ho accorciata perché pensavo potesse essermi utile per salire più forte alle Arrabbiate, ma in realtà il CP2 Yamaha è talmente regolare nella spinta che non conviene stare corti di rapporti, anzi: molti li allungavano per farsi tutto il rettilineo del Mugello senza nemmeno dover usare la sesta. In sostanza direi che è questo l’aspetto che ti mette più in difficoltà se sei abituato a motori più potenti o che spingono in alto.”

“Detto ciò, secondo me il trofeo è molto bello e competitivo: se uno vuole stare davanti deve darci dentro veramente. Io avrei solo utilizzato delle coperture un filo meno performanti delle SC1 slick Superbike, col gommone da 180/60 dietro: attaccano talmente tanto che quasi è controproducente. Io ad esempio il tempo in prova l’ho fatto con una gomma usata per tre turni. Paradossalmente, con un po’ di grip in meno, la moto scorre un po’ di più.”

“Ma al netto di questo, la posizione di guida è da vera moto da corsa, in sella si sta bene; i freni sono all’altezza e puoi staccare veramente sotto, perché in ingresso la ciclistica rimane sempre stabile. Per dare l’idea, al Mugello, alla San Donato, staccavamo ai 100 metri. C’è anche molto freno motore, altro motivo per cui è importante scegliere bene il rapporto: se sei troppo corto rimani bloccato in curva e non vai avanti.”

Secondo te la R7 Cup può essere considerata una versione moderna della vecchia R6 Cup?

“In realtà no. La differenza di motore è troppo netta, non solo per la potenza, ma proprio per il tipo di guida che ti impone. Quindi non sono sicuro che uno abituato a correre con una Supersport ci si troverebbe bene. Al contrario, la vedo come il passo successivo ideale per chi corre con le Supersport 300, che sono molto simili come dinamiche e stile di guida. Tanto è vero che quelli che vanno forte alla R7 Cup – Rovelli, Carusi ecc. – sono quelli che facevano la SS300.”

Curiosità: a quanto sei arrivato di velocità massima sul rettilineo del Mugello con l’R7 da trofeo?

“Durante il weekend della R7 Cup al Mugello ho fatto 218km/h con la scia, ma rilevati con lo speed trap, quindi magari il rilevamento effettivo sarà stato anche qualcosina in più. Ma a parte questo per me è una moto super propedeutica per imparare a guidare davvero al limite. Non c’è elettronica, ma per andare per terra ti devi proprio impegnare, soprattutto di high side. È una moto che ti aiuta, il motore non ti spaventa nemmeno se sei alle prime armi, devi scalare ancora con la frizione perché il quickshifter è solo in salita, e ti insegna a piegare, a tenere alte le velocità in percorrenza.”

Ti senti invece di dare qualche suggerimento per la prossima annata, qualcosa che cambieresti nella preparazione della moto?

“Come accennato, forse la scelta delle gomme è un po’ eccessiva per le performance dell’R7. Delle Supercorsa SC1 intagliate potrebbero andare benissimo. E magari con un posteriore più piccolo del 180/60, perché un gommone così a mio parere limita un po’ del bello di questa moto, che è la maneggevolezza.”

“A livello di sospensioni, invece, col mono mi sono trovato subito da Dio, mentre abbiamo dovuto lavorare un po’ sulla forcella; ma solo perché la moto era appena arrivata e, in pratica, era stata preparata da trofeo il giorno prima delle prove. In generale, però, a livello di sospensioni, una volta messa bene, la moto funziona; se proprio dovessi scegliere, farei magari un upgrade alla forcella, mentre il mono è perfetto. E comunque non andrei a esagerare con la preparazione, perché non è lo spirito del trofeo, ma almeno toglierei il catalizzatore, con una mappatura giusta per tirare fuori quei 4-5 cavalli in più.”

Per finire, una veloce cronaca del tuo weekend di gara: com’è andata?

Ammetto di essere venuto via con le orecchie basse! Stefano ride. “Battute a parte, mi aspettavo di arrivare un po’ più avanti e andare un po’ più forte; però venivo da periodi di grande lavoro, e tra azzeccare i rapporti e sistemare la forcella, ci ho messo un po’ troppo tempo prima di capire davvero la moto. Alla fine devo dire che sono comunque contento, perché entrare in top 10 va bene, visti i missili che avevo davanti…”

“Nella mia strategia di gara mi ero prefissato di cercare di partire bene per agganciare il gruppetto del quinto, sesto e settimo, che come tempi erano alla mia portata; mi ero dato come target di girare in 2’07, ma la gara è stata molto più combattuta di quanto prevedessi, tra sorpassi, controsorpassi… Alla fine il mio ideal time è stato 2’08”2 e ho fatto decimo, ma mi sono divertito da matti e quindi sono contento. È stato bello tornare a rivivere tutte quelle cose da weekend di gara e quell’adrenalina che parte quando si spegne il semaforo. E, sinceramente, non posso che consigliare l’R7 Cup a chi voglia provare questo tipo di emozioni.”