Tutti sappiamo cos’è e a cosa serve una tuta in pelle da moto, ma in pochi sanno quale e quanto lavoro ci sia dietro la nascita di un capo protettivo professionale. Il nostro Lore ha seguito dall’inizio alla fine la realizzazione della sua nuova tuta Vircos su misura, e ci racconta cos’ha scoperto…

Testo: Lore Foto: Vircos

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Che si tratti di affrontare il cronometro tra i cordoli di una pista, o di divertirsi in una sparata verso il bar del passo, per noi motociclisti sportivi la tuta in pelle rimane il capo di abbigliamento tecnico per eccellenza. Qualunque sia la marca, il modello o il prezzo, alla base di tutte c’è sostanzialmente lo stesso concetto: un involucro protettivo per il corpo, realizzato in cuoio – generalmente di bovino o di canguro – capace di resistere all’abrasione dell’asfalto e ulteriormente rinforzato con protezioni in alcuni punti ben precisi, così da limitare le conseguenze degli impatti.

Curiosità:
Le pelli utilizzate per le tute e quelle per la moda devono essere trattate diversamente. La pelle utilizzata da Vircos viene acquistata greggia e conciata limitando l’asportazione di materiale dalla superficie, per mantenerne le caratteristiche di resistenza

Le tute su misura e il marchio Vircos

Fino a non molti anni fa tutto ciò era il massimo che un “normale” smanettone potesse pretendere da un capo motociclistico. Oggi però le cose sono un po’ cambiate. Non solo i materiali sono migliorati (e i prezzi di accessori high-tech come l’airbag continuano a scendere), ma le tute su misura sono diventate una realtà sempre più diffusa e accessibile, invece che una chicca riservata ai piloti del mondiale e pochi altri.

Ma cosa c’è esattamente dietro la produzione di un capo professionale su misura? Vale davvero la pena farci un pensierino? L’occasione per scoprirlo è stata la realizzazione di una tuta su misura della Vircos, nello specifico la mia, che ho seguito passo passo in tutte le fasi della produzione, per poi collaudarla a fondo nei press test degli ultimi mesi.

Curiosità:
Tutte le tute Vircos sono omologate in classe AAA, la più alta prevista dalla recente normativa EN 17092. Per ottenere questo livello di certificazione senza aumentare gli spessori (e quindi il peso), nessun modello è interamente in pelle bovina, poiché alcune aree traforate non avrebbero raggiunto la resistenza all’abrasione richiesta.

Casomai il marchio Vircos non vi fosse molto familiare, sappiate che si tratta di una realtà 100% italiana, con sede e produzione a Sandrigo, nel vicentino. Specializzata nella realizzazione di abbigliamento motociclistico in pelle sin dagli anni 90, oggi Vircos è focalizzata completamente sulla produzione delle tute, costruite su misura e personalizzabili esteticamente secondo i gusti del cliente. In pratica una realtà perfetta per aiutarci a capire ciò che avviene “dietro le quinte” della costruzione di una tuta racing.

Airbag Alpinestars per le tute Vircos

Prima di addentrarci nel vivo della produzione di una tuta su misura Vircos, vale la pena parlare brevemente dell’airbag. I due modelli al vertice della gamma – Racer 1 e GP12 – possono infatti vantare la compatibilità con il sistema Tech-Air Race di Alpinestars, un airbag elettronico (dunque senza connessioni fisiche con la moto) sviluppato appositamente per l’uso in pista.

Queste tute, pertanto, sono state progettate sin dall’inizio avvalendosi della collaborazione di Alpinestars, per consentire l’installazione del Tech-Air e il suo corretto azionamento in caso di necessità. Inoltre, tramite un semplice aggiornamento del firmware via USB, è possibile configurare il Tech-Air per funzionare in modalità “Street”, rendendolo adatto anche all’uso lontano dai cordoli. Infine, in virtù di questa collaborazione tra i due marchi italiani, il Tech-Air Race può essere acquistato direttamente tramite Vircos, al prezzo di 1.199,95 euro.

Fase 1: le misure

A questo punto veniamo al dunque. La prima fase della creazione di una tuta in pelle su misura consiste nel… prendere le misure. Tra le cose che vengono sottolineate con più orgoglio da Iacopo Forte (Tecnico Commerciale Vircos, nonché mia guida durante la visita in sede), c’è l’assoluta indistinguibilità tra una tuta Vircos destinata a un pilota del mondiale e una fatta per un normale smanettone della domenica: materiali, finiture e attenzione al dettaglio sono i medesimi, dato che è la linea produttiva stessa a essere in comune.

Vircos ritiene dunque fondamentale che l’operazione di rilevamento delle misure venga effettuata scrupolosamente, per cui, a essere autorizzati a eseguirla sono solo i loro uomini presenti in sede a Sandrigo, presso il Garage 51 Store di Cesena (unico rivenditore autorizzato Vircos, nonché negozio di Michele Pirro), oppure sul truck del servizio “Vircos On The Road” presente nei paddock di Coppa Italia, CIV, BSB, MotoGP e diverse tappe della WSBK. In alternativa, è anche possibile prendersi le misure da sé, tramite delle apposite schede da compilare, ma il tutto avviene col supporto in videoconferenza di un tecnico specializzato.

Curiosità:
Talvolta c’è chi consiglia di acquistare una tuta un po’ più grande della propria taglia, per questioni di comodità. Nulla di più sbagliato: in questo modo si riduce l’efficacia tanto delle protezioni, quanto di pelle e cuciture.

Per quanto mi riguarda lascio che siano Iacopo e la sua esperienza a occuparsi di trafficare col metro, rilevando le mie quote fisiche da assiduo frequentatore di pub, più che da pilotino, e inserendole in un foglio misure digitale su un tablet. Subito dopo passiamo alla definizione della vestibilità. Da quanto mi spiega Iacopo, per confezionare la tuta “perfetta” non basta seguire pedissequamente le misure anatomiche, ma occorre tenere conto anche delle preferenze personali che ogni motociclista può avere quando si trova in sella: “Non ha senso imporre una vestibilità uguale per tutti, ma semmai bisogna guidare il cliente nel definire ciò che lo fa stare più comodo, ovviamente nei limiti della corretta costruzione della tuta.”

Per quanto mi riguarda, dopo aver indossato una taglia 50 di prova, guidato dalle domande di Iacopo, chiedo che la mia tuta abbia un collo un po’ più ampio e che sia leggermente allungata dietro – per stare più comodo una volta rannicchiato dietro il cupolino, oltre che per non avere problemi nelle pose accentuate tipiche da giornalista esibizionista. Chiedo anche che vengano allargati gli avambracci, visto che i miei, col passare dei giri e sotto lo sforzo della guida in pista, tendono a gonfiarsi.

Fase 2: l’estetica

Deciso il modello, una GP12 compatibile con l’airbag Tech-Air, e annotate decine di dati, il passo successivo è definire l’estetica. D’altronde, oltre ai vantaggi in termini di comodità e protezione derivanti dalla realizzazione sartoriale, il grande valore aggiunto di una tuta completamente personalizzata è proprio la libertà di sbizzarrirsi col design. A tal fine, sul sito Vircos è disponibile un configuratore che permette di abbinare i colori a piacimento per ogni singola zona, ma anche in questo caso è possibile chiedere un aiuto, magari per realizzare qualcosa di ancor più particolare e unico.

Nel mio caso devo ammettere che la pazienza mostrata da Iacopo e dal reparto grafico di Vircos ha raggiunto livelli biblici: avere a che fare col sottoscritto, tamarro e pignolo allo stesso tempo, non dev’essere facile. Ma come potete vedere dalle foto in questo articolo, credo che il risultato finale sia valso le maledizioni che mi sarò preso dopo l’ennesima richiesta di modificare questo o quel dettaglio.

Fase 3: produzione

Questa è la fase che normalmente rimane lontano dagli sguardi di chi compra la tuta, ma allo stesso tempo è il momento in cui artigianalità, esperienza e professionalità di un produttore come Vircos hanno modo di essere messe in pratica.

Per prima cosa le misure vengono tradotte in cartamodelli da un operatore specializzato tramite un software dedicato. Sulla base di questi cartamodelli viene poi effettuato a mano il taglio delle varie parti di pelle e, una volta ottenute le decine di singole sezioni necessarie a formare la tuta, inizia la certosina fase di assemblaggio, fatta interamente a mano da sarte esperte.

Credetemi, vedere la precisione e allo stesso tempo la rapidità con cui lavorano ha dello sbalorditivo, soprattutto quando si iniziano a riconoscere le prime parti finite – una manica, la gobba della tuta… – mentre pochi istanti prima era tutto ancora scomposto e disteso in singole pezze su un tavolo da lavoro.

Fase 4: alla prova dei fatti

Terminata l’ultima cucitura, arriva il fatidico momento della prova. Trovandomi già in sede, per indossare per la prima volta la tuta ci spostiamo dalla produzione allo showroom, allestito con tanto di simulatore Moto Trainer per provare a replicare le sensazioni e le posizioni della guida in pista. Dovendomi esibire in pieghe gomito a terra a destra e sinistra mentre in realtà sono fermo, finisco per sudare persino più che durante una sessione in pista. Ma questa è un’altra storia.

Quel che conta è che, pur con l’airbag installato, la tuta mi sembra fin dal primo istante più comoda di qualsiasi altra abbia mai provato. Potrà anche sembrare scontato, ma trattandosi della mia prima tuta su misura, vi assicuro che la sensazione di comfort e naturalezza nell’averla indosso è così netta da farmi pensare a come mi troverò la prima volta che mi dovrò rinfilare in una tuta “normale”.

Iacopo, tra l’altro, mi dice che nel caso ci fosse stato qualcosa da aggiustare in termini di vestibilità, per la prima modifica Vircos offre il servizio gratuitamente, salvo evidenti variazioni di peso tra la presa delle misure e la consegna della tuta finita. Un’altra attenzione che di certo non è possibile ricevere con le normali tute nelle taglie standard.

Quindi, vale la pena?

A questo punto so esattamente cosa vi starete chiedendo: quanto costa il giochino? In assoluto non poco, inutile nascondersi: 1.800 euro per un modello top di gamma. Ma stiamo pur sempre parlando di una tuta interamente in pelle di canguro e predisposta per ospitare uno dei migliori sistemi airbag disponibili sul mercato – il Tech-Air Alpinestars.

Curiosità:
I piloti sono spesso perfezionisti ai limiti del paranoico, anche per quanto riguarda la tuta. Ai tecnici Vircos, nonostante siano sempre presenti in pista per modifiche e riparazioni, è capitato di vedere di tutto tra un turno e l’altro: c’è chi ha tagliato con le forbici intere sezioni dietro il collo, chi si è autocostruito nel box un sottotuta con gambe e maniche corte, e chi ha estirpato completamente la fodera interna.

Volendo è possibile optare per la Racer 3, non compatibile con il Tech-Air e parzialmente in pelle bovina, che offre le stesse possibilità di personalizzazione e la stessa realizzazione artigianale su misura, a 1.490 euro. In entrambi i casi, comunque, si tratta di prezzi in linea o persino inferiori a molte tute di grandi marchi realizzate in serie, ma in questo caso la vestibilità è di tutt’altro livello, soprattutto se le vostre forme non sono quelle tipiche delle taglie standard.

Insomma, dopo questa esperienza non avrò più il minimo dubbio nel consigliare a chiunque una tuta su misura. Per me ne vale sicuramente la pena.