In occasione della prova delle nuove R125 e R3, Yamaha ha messo a disposizione a sorpresa anche la R3 GYTR che correrà nella WSSP300: il nostro Lore ci racconta com’è strapazzarla tra i cordoli...
Testo: Lore Foto: J. Godin e F. Montero
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ro atterrato a Valencia curioso di toccare con mano le novità apportate da Yamaha alle YZF-R125 e YZF-R3 (di cui trovate la prova sul numero di febbraio di SuperBike Italia), le due sportive pensate dalla Casa di Iwata per i giovanissimi smanettoni con la patente A1 o A2 in tasca.

Poi però è arrivata la graditissima sorpresa: durante la conferenza stampa di presentazione delle due moto, l’ufficio marketing dei Tre Diapason non solo ci ha mostrato la nuova R3 GYTR che correrà nel Mondiale Supersport 300, ma ci ha persino annunciato che sarebbe stata a nostra disposizione per alcune sessioni in pista.

Inutile dire che la faccenda si è fatta immediatamente più interessante: così, in attesa di raccontarvi tutto nel dettaglio su SuperBike Italia di marzo, eccovi un assaggio delle sensazioni che può regalare una belvetta tanto specialistica.

Preparazione di livello

Iniziamo col dire che, rispetto alla moto da cui deriva, la YZF-R3 GYTR è ovviamente tutta un’altra storia in quanto a competenza in pista: una piccola e spassosa sbranacordoli di livello mondiale, per di più con un cartellino del prezzo relativamente abbordabile visti i circa 12.000 euro richiesti per portarsi a casa moto e componentistica.

Gli ingredienti del kit Genuine Yamaha Technology Racing toccano ogni aspetto della moto. Si parte col motore che, oltre al ben visibile scarico completo Akrapovic, può contare anche su nuovi pistoni, alberi a camme, cornetti di aspirazione, guarnizione di testa, frizione antisaltellamento e radiatore maggiorato, il tutto gestito da una centralina omologata FIM.

C’è poi la ciclistica rivoluzionata dal trittico svedese di mono, ammortizzatore di sterzo e cartuccia forcella Öhlins, mentre i freni fanno un salto di qualità con un disco flottante e pastiglie Z04 Brembo, abbinati all’eliminazione dell’ABS e a tubazioni in treccia.

Facile e affamata di velocità

Appena in sella, la prima cosa a colpire è la posizione di guida stravolta: non c’è più traccia della postura rilassata della R3 originale, rimpiazzata da una seduta sensibilmente più alta, abbinata a semimanubri più bassi e aperti e pedane ben più alte e arretrate. Ci si sente subito su un vero mezzo da corsa, con la differenza che peso e cavalleria contenuti lasciano al pacchetto una certa dose di intuitività.

Giusto il tempo di prendere le misure alla fulminea precisione della ciclistica, poi ci si può mettere d’impegno a spremerne il meglio. I 49cv dichiarati non saranno tanti in assoluto, ma il bicilindrico con specifiche da WSSP300 prende giri con una rapidità del tutto fuori portata per il motore di serie, spingendosi poi così in là in allungo che, con la strumentazione originale dell’esemplare di sviluppo che sto guidando, finisco per cambiare praticamente in corrispondenza del fondo scala posizionato a 13.000 giri.

Entusiasmo tra le curve

A regalare i sorrisi più ampi è però il comportamento dinamico, in cui si uniscono reazioni al fulmicotone, rigore in percorrenza e angoli di piega da mondiale. E poi c’è il nuovo avantreno, che mette in condizione di sfruttare tutta l’aderenza della Pirelli Supercorsa SC1 per ingressi di una cattiveria inaudita, con il freno anteriore in mano fino quasi a centro curva.

Tutto questo con la costante consapevolezza di poter ribaltare il gas come folli in uscita di curva senza che ciò significhi prendersi rischi eccessivi: insomma il divertimento con una R3 GYTR è tanto e facile da ottenere.

Per andare davvero forte, invece, ci vuole un po’ di pratica e adattamento, specialmente se si è abituati alle maxi sportive di oggi: qui la guida redditizia è fatta soprattutto di fluidità e pulizia delle linee, portando la velocità in ingresso fino all’uscita senza cercare inutili spigolature.

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