Prova Street Triple 765 Moto2 Edition: Daytona senza carene

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Qualcuno ritiene che la Street Triple 765 Moto2 Edition sia, sotto mentite spoglie e senza le carene, la Daytona che Triumph, per ora, non ha voluto fare. Sarà davvero così? Lore l’ha portata in pista a Misano per scoprirlo

Testo: Lore Foto: Snap Shot
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A inizio 2023, Triumph ha presentato la nuova gamma Street Triple a Jerez de la Frontera. Un giorno di guida su strada con R e RS, poi un secondo giorno in pista con la RS. Insomma, il classico evento in cui a noi giornalisti di moto viene concesso il privilegio di strapazzare in anteprima un nuovo giocattolo a due ruote.

Tuttavia, all’epoca c’era stata una grande assente: la Moto2 Edition, ovverosia la Street Triple più racing mai vista. O meglio, un abbagliante esemplare giallo fluo era presente, ma solo per far bella mostra di sé nella sala dell’albergo adibita alla conferenza stampa. Il che, inizialmente, mi aveva fatto temere che non avrei avuto l’occasione di guidarne una. Questo perché, oltre a essere maledettamente sexy e arrogante, è stata prodotta in appena 1.530 esemplari, 765 in colorazione “evidenziatore” e 765 in bianco con dettagli neri e giallo fluo: tutti ufficialmente venduti nell’arco di pochi giorni dallo svelamento di fine 2022.

Quello che la rende speciale

Ma oltre che per le livree, i loghi della classe mondiale di cui Triumph è fornitore unico per i motori e la scarsità di esemplari esistenti, la Moto2 Edition è speciale anche per altre due ragioni fondamentali. Innanzitutto per la ciclistica, che all’anteriore sfoggia una raffinata forcella Öhlins NIX30, oltre a una geometria dell’avantreno leggermente rivista e più aggressiva. La seconda è l’ergonomia, con una nuova piastra di sterzo che accoglie una coppia di semimanubri rialzati al posto del classico manubrio da naked, donando all’insieme ulteriore presenza scenica. E so già cosa starete pensando, perché è la stessa cosa che ho pensato io la prima volta che l’ho vista: sì, è una Street spettacolare, ma è anche una Daytona sotto mentite spoglie. L’associazione mentale è naturale e immediata.

A cannone a Misano

Dunque, se tutte le Moto2 Edition avevano trovato casa in poco tempo, quella che vedete in queste pagine da dove salta fuori? Diciamo che, molto semplicemente, avevo sottovalutato la lungimiranza di Triumph Italia, che ha scelto di immatricolarne una come parco stampa, così da darla in pasto a una manciata di testate, prima di rivenderla a un fortunato smanettone. E indovinate? SuperBike Italia e il sottoscritto rientravano tra i prescelti.

Naturalmente il luogo ideale in cui provare un mezzo tanto focalizzato sulla sportività, per quanto privo di sovrastrutture, poteva essere solo la pista, e la prima occasione utile si è palesata sotto forma di un Michelin Power Day. Dunque, dopo aver fatto montare un bel set di Michelin Power Cup 2, eccomi qui nella corsia box di Misano, pronto a entrare in pista con la moto più sgargiante nel raggio di chilometri.

In sella alla Moto2 Edition

La prima cosa che noto è ovviamente l’ergonomia, coi semimanubri che sembrano posizionati esattamente a metà strada tra dove li potrei trovare su una Street RS, o su una Daytona. Nel complesso è chiaro il netto aumento di carico sull’anteriore che ciò comporta, ma non si può dire che si tratti di una posizione scomoda o estrema. Ed è anche la sola vera caratteristica che distingue i primi chilometri in sella da quelli che si potrebbero percorrere su qualsiasi altra Street Triple. Cosa che, sia chiaro, è decisamente un bene. In particolare, anche qui ritrovo lo stesso senso di padronanza immediata del mezzo, snello e scattante tra le gambe, ma al tempo stesso equilibrato e composto.

Alzare il ritmo sulla Street Triple 765 Moto2 Edition

Non ho dunque problemi ad alzare il ritmo sin dal secondo giro. Dato che tutte le ultime volte che ho guidato a Misano è stato con delle 1.000, l’idea iniziale è di ritrovare i riferimenti da 600 senza forzare, ma ci metto meno di quanto preventivato a ritrovarmi a usare abbondantemente i cordoli in cerca della massima velocità in percorrenza e uscita di curva. Ed è proprio in questo modo che scopro man mano di che pasta è fatta questa Street Moto2.

Tanto per cominciare, avevo qualche dubbio sulla maneggevolezza, dato che manca il braccio di leva offerto dal manubrione largo, ma in realtà nel guidato la reattività è più o meno a livello di quella di una RS. Forse giusto un filino meno, ma la sensazione è che le modifiche ciclistiche abbiano compensato efficacemente la presenza dei semimanubri.

La prova del “curvone”

D’altro canto, sul veloce la Moto2 è letteralmente una lama, con una stabilità che non ricordo di aver sperimentato molte altre volte su una naked. E quale piega migliore del celeberrimo Curvone per provarlo?

Al secondo turno, all’ennesimo passaggio butto un’occhiata sul cruscotto: indica una velocità ben oltre i 200km/h e la Street, mentre mi lancio alla corda, si comporta in maniera così sicura e imperturbabile da rendermi già chiaro che potrei farlo in pieno. Per la cronaca, nei passaggi successivi non ho il fegato di provarci davvero, ritrovandomi sempre a pelare almeno leggerissimamente il gas – in parte per agevolare l’ingresso, ma soprattutto per quietare il mio istinto di autoconservazione. Ma al netto della mia mancanza di attributi, il comportamento della Street è incredibilmente simile a quello di una supersport vera e propria, col vantaggio di una Öhlins granitica all’anteriore e, in generale, di una stabilità sorprendente per una naked.

L’aerodinamica da naked

L’unica cosa che sul veloce separa dalla perfezione la Triumph, alla fine è l’assenza di protezione aerodinamica, unita alla posizione leggermente rialzata del busto. Anche appiattendomi al massimo sul serbatoio, oltre certe velocità il vento si sente parecchio su casco e spalle, laddove su una sportiva non avrei alcun problema.

Al Curvone capisco che non mi conviene sporgermi più di tanto in piega, perché l’aria che si inserisce tra me e la moto a oltre 200km/h è come se cercasse di sollevarmi. Rimanendo “in carena” la situazione migliora, ma la pressione del vento si sente comunque, appannando un pochino la connessione con l’anteriore, che in qualsiasi altro frangente rimane granitico e a dir poco sopraffino nella sua capacità di comunicare lo stato di grip della gomma.

Un altro frangente in cui i vantaggi del nuovo avantreno si fanno evidenti, è la staccata. L’impianto frenante è infatti lo stesso della RS, ma il sostegno e il feeling che si percepiscono, rendono più semplice sfruttarlo fino in fondo, violentando la leva anteriore per far rallentare in un fazzoletto, e in totale compostezza, la Moto2 prima di inserirla chirurgicamente in curva. In questo una nota di merito va anche all’ABS, davvero difficile da far intervenire senza sbagliare qualcosa.

L’elettronica della Street Triple 765 Moto2 Edition

Restando in tema di elettronica, anche il resto del pacchetto della Street fa egregiamente il suo lavoro quando settato ai livelli minimi d’intervento. Anche se, va detto, in una giornata con asfalto caldo, la dolcezza dell’erogazione e la cavalleria non esagerata del tre cilindri Triumph, unite alla ciclistica perfettamente a punto e al grip offerto da gomme racing omologate, fanno sì che girare col controllo di trazione spento non sia per nulla una faccenda preoccupante.

Per questa volta, vista la natura pistaiola del test, non mi soffermerò nemmeno troppo sull’impossibilità di separare il TC dall’anti impennata. Dico solo che in Triumph sanno bene come questo dettaglio, assieme alle grafiche cervellotiche e poco leggibili della strumentazione, siano le uniche cose che cambierei veramente sulla Street Triple RS, e dunque anche su questa Moto2 che le eredita entrambe.

Si tratta tuttavia di piccolezze, che non mi impediscono di confermare una volta di più quanto la Street mi faccia impazzire. È oggettivamente una moto di altissimo livello da qualsiasi punto di vista la si valuti, ma in più si adatta incredibilmente bene alle mie preferenze personali in fatto di naked sportive.

A caccia di sportive

La Moto2 Edition non fa altro che esaltare tutto questo nella guida tra i cordoli, arrivando a lambire le sensazioni e la competenza di una 600 preparata da pista. Cosa di cui ho la conferma diretta all’ultimo turno, quando mi ritrovo a fare qualche giro dietro a uno smanettone con quella che mi sembra una Ninja 636 bella pistolata.

Ci sono punti in cui guida meglio lui, altri in cui sono più efficace io, ma complessivamente non c’è un solo frangente in cui abbia la sensazione che la sua race replica sia superiore alla mia nuda. L’unica eccezione riguarda gli allunghi ad alta velocità, dove la castagna ai medi e la potenza agli alti della 765 non bastano a compensare l’ovvia inefficienza aerodinamica di una moto senza carene, né cupolino.

Senza contare che, con lo scarico omologato Euro 5, in più di un’occasione mi ritrovo a sbattere contro il limitatore, dato che il bellissimo timbro del triple si fa completamente impercettibile sotto l’urlo sguaiato del quattro in linea davanti a me. In questo senso, uno scarico aperto non sarebbe solo un vezzo da smanettone esaltato che vuole godersi il sound del motore, ma diventerebbe quasi una necessità tecnica per la guida in pista.

Quindi, com’è la Street Triple 765 Moto2 Edition?

La Street Triple RS Moto2 Edition è senza dubbio la supermedia naked più attraente, esclusiva e focalizzata sulla guida sportiva che abbia mai guidato. E a ben vedere, l’esclusività deriva essenzialmente dalla tiratura limitatissima, visto che il prezzo di listino, stabilito in oltre 15.000 euro per i pochi giorni in cui la Triumph è stata in vendita prima di andare esaurita, non era fuori scala rispetto a una 890 Duke R con tutti gli optional elettronici e, anzi, era allineato a quello di una Monster SP.

Detto tutto ciò, per quanto mi abbia esaltato spremerla a Misano, mentirei se dicessi che preferirei questa giallissima Moto2 alle altre Street per l’uso a 360°. Il livello superiore in termini di guida è apprezzabile principalmente ai ritmi della pista, dove comunque una normale RS avrebbe altrettanto divertimento da offrire e almeno il 95% della velocità. Al contrario, su strada la posizione di guida avvantaggerebbe proprio la versione in teoria meno pregiata, con più comfort e maggior agilità nel misto più stretto.

Il che non fa che aumentare il mio rammarico per la scelta di Triumph di dar vita a una Street Triple con semimanubri, anziché fare le cose fino in fondo e restituirci la Daytona 765. Posso capire la scelta da un punto di vista di marketing, ma alla fine dei conti, l’unico, vero difetto che posso imputare alla Moto2 Edition è di non essere la carenata inglese che io e molti di voi aspettavamo.