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Avete presente le Ohvale, quelle moto da gara miniaturizzate che da qualche tempo hanno invaso i kartodromi? Bene, il marchio veneto ha creato un modello pensato per funzionare ancora meglio come moto da allenamento (e non solo) in mano a un adulto. La nuova Ohvale si chiama GP-2 e in questa prova Lore è andato a testarla a Pomposa.

Testo: Lore Foto: Ohvale (Altea Pizzocolo)

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Sono in auto. Musica tamarra sparata a cannone dall’impianto stereo, poco traffico, cielo sereno e navigatore impostato per portarmi all’autodromo di Pomposa, non lontano da Ravenna, dove nelle prossime ore proverò l’ultima creazione di Ohvale, la GP-2. Una mini GP con ruote da 12 pollici, capace di una ventina abbondante di cavalli per un peso di poco inferiore ai miei 75kg. Come potrei mai provare anche solo un briciolo d’ansia dinanzi a un test di questo tipo, io, abituato a srotolare il gas di mezzi con quasi 10 volte quella potenza e il triplo del peso?

Beh, c’è un dettaglio fondamentale a rendere più pepata la questione: il test non si svolgerà come al solito tra soli giornalisti. La prova dell’Ohvale GP-2 infatti è programmata nel bel mezzo delle prove libere della finale della Coppa Italia Junior, il campionato ufficiale di Ohvale che coinvolge piloti provenienti da tutto il mondo. In pratica dovrò provare una tipologia di moto che mi è quasi del tutto aliena, condividendo la pista con ragazzini e adulti indiavolati, che conoscono la GP-2 come le loro tasche e che sono tra i più veloci al mondo nella disciplina. Nel caso non l’aveste capito, le possibilità di fare una figuraccia epocale sono decisamente alte.

Altro che giocattolo

Arrivato in circuito e sbrigate le solite pratiche, vengo introdotto dal personale di Ohvale alla GP-2 che utilizzerò per tutto il giorno. Vedendola vestita coi colori sociali del marchio veneto (nero, giallo fluo e bianco), mi lascio scappare una battuta sul fatto che sia completamente di serie, e quindi partirò svantaggiato per la giornata. In tutta risposta mi viene ricordato come il campionato si basi proprio sul fatto che tutti abbiano la stessa identica moto; cosa che viene certificata dai tecnici della Federazione Motociclistica Italiana. Maledizione, la prima scusa è già saltata.

In ogni caso, quando sono davanti al mini gioiellino che mi è stato riservato, mi riesce difficile pensare che ci sia ancora gente che considera le Ohvale poco più che dei giocattoli. È tutto come su una vera moto da corsa, solo più piccolo: dal telaio a traliccio in acciaio, alle sospensioni regolabili, alla pinza freno radiale a quattro pistoncini. Solo il motore, un monocilindrico orizzontale raffreddato ad aria e olio, appare meno ricercato del resto. Ma d’altro canto, quando lo accendo per la prima volta sfruttando la romanticissima pedivella, il martellamento che proviene dallo scarico Arrow basta a convincermi che non ci sia bisogno d’altro.

Prova Ohvale GP-2: il primo turno in pista

In realtà, quando poco più tardi entro finalmente in pista per il primo turno, ci metto giusto un paio di giri per capire cosa manchi davvero alla mia Ohvale: un pilota che sappia come farla funzionare. Non è facile ricalibrare tutti gli automatismi in funzione delle dimensioni e delle caratteristiche di una moto in miniatura. E mi rendo conto di stare trattando la GP-2 come un fabbro ferraio alle prese con una scultura in vetro di Murano. Il tutto mentre cerco di imparare la pista. Il risultato è che ciò che temevo prima di cominciare, si realizza puntualmente: piloti di ogni età, peso e altezza mi sorpassano da ogni parte. All’interno, all’esterno, nelle curve lente e in quelle più veloci: l’intero primo turno è un trauma continuo per il mio orgoglio. Ma dal punto di vista della mia prova sull’Ohvale GP-2, non è inutile.

Anche se riesco a farci mente locale solo una volta rientrato nel paddock, infatti, la GP-2 non si è mostrata così insofferente ai miei modi irrispettosi, da smanettone abituato alle moto grandi. Mi è sembrata molto più accondiscendente, per dire, rispetto alla più piccola GP-0 che avevo provato quasi cinque anni fa nel kartodromo del Cremona Circuit. È evidente come la ciclistica più lunga e le misure più abbondanti rendano la GP-2 nettamente più tollerante nei confronti di un adulto che si approccia a questo tipo di mezzo per la prima volta. E allo stesso tempo lo spazio in sella è di gran lunga maggiore. Certo, non si può dire che la postura sia comoda e accogliente, ma questa Ohvale è costruita pensando maggiormente agli adulti ed è impossibile non rendersene conto.

Gomito a terra!

Rotto il ghiaccio con la GP-2, nonché tranquillizzato dalla conferma di non essere d’intralcio a nessuno (mi sorpassano tutti con facilità e professionalità, quantomeno senza mandarmi a quel paese), mi approccio al turno successivo cercando di resettare i riferimenti e concentrandomi sull’assorbire quante più informazioni possibili da come affrontano le curve gli altri piloti. La cosa funziona. Inizio a sciogliermi. A guidare più fluido e a divertirmi; per esempio sfruttando le dimensioni compatte della GP-2 per piantare il gomito a terra nella maggior parte delle curve, con uno stile completamente inutile e poco redditizio su questo tipo di mezzo, ma altamente appagante per l’ego.

Prova Ohvale GP-2: percorrenza e frenata

Col ritmo che cresce e i miei movimenti in sella che si fanno più proporzionati alla moto, inizio finalmente ad apprezzarne anche il comportamento. Per esempio sono stupito da quanto sia stabile la ciclistica in percorrenza, così come vengo sorpreso dalla potenza dell’impianto frenante. Il feeling alla leva in realtà non è particolarmente raffinato, ma non è così fondamentale quando c’è poco peso da fermare e le velocità non sono alte; arrivando a cannone dal rettilineo di ritorno di Pomposa, giro dopo giro mi trovo a spostare più avanti il mio riferimento per la staccata in totale naturalezza.

Consigli da un pilota esperto

Il problema è che sono maledettamente lento a centro curva; sarà anche tipico di chi è viziato dalle potenze sovrabbondanti delle moto moderne, ma è anche un aspetto fondamentale della guida di una mini GP. Per questo si rivela provvidenziale l’intervento di Kevin Calia, pilota d’esperienza che ha corso praticamente con qualsiasi moto nella sua carriera, e che da un po’ di tempo a questa parte collabora con Ohvale.

Durante la pausa pranzo, infatti, entriamo in pista per una sessione di foto e video in coppia, col circuito completamente per noi. E oltre a fare di tutto per farmi sembrare più veloce di quanto sia, agevolando sorpassi e contro-sorpassi nelle riprese video, quando ci fermiamo mi dà alcuni consigli. Uno in particolare è cruciale: sto tirando troppo le marce. In pratica sto abusando della seconda in cerca di una spinta agli alti che non c’è, mentre il monocilindrico della GP-2 dà il meglio ai medi, perciò è meglio sfruttarne la schiena utilizzando il più possibile la terza.

Prova Ohvale GP-2: dalla teoria alla pratica

Nel turno successivo metto a frutto quanto mi è stato detto, e ovviamente funziona. Non solo perché esco meglio dalle curve, ma soprattutto perché non sono più impiccato in percorrenza, riuscendo anche a far scorrere meglio la moto. Finalmente le mie velocità minime iniziano a crescere, e con loro anche il mio livello di sfruttamento della ciclistica della Ohvale. È un momento fondamentale per la mia curva di apprendimento, perché così facendo inizio finalmente a dare in pasto all’avantreno delle sollecitazioni degne di questo nome, ricevendo in cambio abbondanza di informazioni su tutto ciò che accade sotto la gomma anteriore.

In un paio di occasioni percepisco e correggo delle chiusure di avantreno e mi esalto. È qui, nella velocità a centro curva e nel feeling al limite, che sta l’assoluto valore di scuola guida di un mezzo simile. Ti consente di arrivare a percepire, interpretare e gestire in relativa scioltezza sensazioni che su moto più grosse e potenti corrisponderebbero a repentine strette di sfintere. E che sia per puro divertimento, o per migliorare le proprie abilità in pista, la faccenda funziona altrettanto bene.

Quindi, com’è?

Me l’ero spassata alla grande cinque anni fa, quando avevo provato la GP-0, e una volta superate le ansie da prestazione iniziali, posso dire che sia accaduta la stessa cosa in questa prova con l’Ohvale GP-2. Con la differenza che quest’ultima mi è sembrata decisamente più a fuoco per l’utilizzo anche da parte di smanettoni “grandi e grossi” come il sottoscritto.

In pratica mantiene la sua natura di nave scuola per giovanissimi piloti, ma ora è molto meglio anche per gli adulti che si vogliono allenare seriamente, divertendosi. D’altronde se a utilizzarla per allenarsi è anche gente del calibro di Pecco Bagnaia, Maverick Viñales e Valentino Rossi, giusto per citare solo i primi che mi vengono in mente, ci sarà un motivo.

Per quanto mi riguarda, all’ultimo turno della giornata sono riuscito a non essere più così tragicamente il peggiore in pista; riuscivo a tenere la coda ad almeno un paio di piloti. Così, dopo l’ansia della mattina, mi sfilo la tuta con un pizzico di rammarico per non avere la possibilità di godere di una seconda giornata in sella alla GP-2, per continuare a imparare e a divertirmi. Almeno non per questa volta, perché per quanto mi riguarda farò di tutto per tornare in sella a una Ohvale al più presto.

Prova Ohvale GP-2: la tecnica

MOTORE

Il motore della GP-2 è lo stesso della versione top di gamma GP-0, dunque un monocilindrico orizzontale con distribuzione monoalbero in testa, quattro valvole e raffreddamento ad aria e olio. Alesaggio e corsa misurano entrambi 62mm, delineando il profilo di un motore quadro da 187,18cc, alimentato da un carburatore Dellorto PHBH 28 BD. Il cambio è a quattro rapporti, con la particolarità della folle posta sotto la prima, e non tra prima e seconda.

TELAIO

Il telaio completamente nuovo è ciò che segna la principale differenza dalla GP-0. Si tratta sempre di un traliccio in tubi d’acciaio, ma l’interasse cresce di ben 80mm, dei quali 25 dovuti al forcellone in alluminio allungato. Telaio e forcellone godono anche di punti di fissaggio del monoammortizzatore rivisti, per una maggior sensibilità della sospensione alle basse velocità. In più è stata modificata anche la posizione del motore con l’obiettivo di ottimizzare il baricentro, mentre l’angolo di sterzo è aumentato di 0,5°.

RUOTE E SOSPENSIONI

Dai 10” della GP-0, sulla GP2 si passa a cerchi da 12” fusi in conchiglia: una differenza fondamentale. Il comparto sospensioni vede un mono completamente regolabile, anche per quanto riguarda l’interasse, e una forcella con steli rovesciati da 33mm regolabile in precarico. Il perno della ruota anteriore è ora da 15mm per avere una maggior rigidità torsionale, mentre l’interasse delle piastre è stato aumentato per consentire lo smontaggio della ruota anteriore senza rimuovere la pinza freno. Per chi non si volesse accontentare, poi, tra gli optional disponibili figurano una forcella Mupo completamente regolabile da 38mm e un mono Öhlins.

DIMENSIONI ED ERGONOMIA

Dal nuovo telaio più lungo è derivata la possibilità di rivedere profondamente l’ergonomia: pedane e sella sono state riposizionate rispetto alla GP-0, così come i semimanubri, che sulla GP-2 sono più avanzati. Dal punto di vista delle dimensioni, la GP-2 resta una moto “in scala”, ma ben più cresciuta rispetto alla GP-0: 1.610mm di lunghezza (+140), 740mm di larghezza ai semimanubri (+110) e 915mm di altezza massima (+125). Con i suoi 71kg a secco, è anche più pesante di 3kg.

FRENI

A frenare la GP-2 ci pensano un disco da 220mm e una nuova pinza radiale con quattro pistoncini da 25mm, marchiata J.Juan. Al posteriore, invece, c’è un disco da 180mm con pinza a singolo pistoncino. Le tubazioni di entrambi i freni sono in treccia metallica.