prova Moto Guzzi V100 Mandello S

Prova Moto Guzzi V100 Mandello S: missione possibile

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Prima della prova, Moto Guzzi ci ha assicurato che la nuova V100 Mandello S offre caratteristiche interessanti anche nell’ottica della guida sportiva. Solite sparate del marketing, o una moto che può segnare una svolta nella tradizione della Casa italiana? Lore l’ha provata per darci una risposta…

Testo: Lore Testo:  Foto: I.B.

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Quella assegnata da Moto Guzzi alla V100 Mandello, è una missione tutt’altro che banale. Da una parte conquistare nuovi clienti, andando a pescare tra le fila di quei motociclisti che, avendo preferenze un po’ più “pepate”, le moto di Mandello del Lario non le avevano mai prese in considerazione; dall’altra, farlo senza rinnegare il DNA del marchio e mantenendo vivo il legame con la tradizione e coi sentimenti dei Guzzisti più incalliti.

Ora, non sono mai stato un Guzzista, per cui non so dire quanto il design della V100 e i suoi elementi tecnici fondamentali possano essere dei buoni argomenti per soddisfare i fan del marchio. Per quanto mi riguarda, però, posso dire che riconoscerei la V100 come una Guzzi in mezzo a decine di altre moto e, dettaglio non da poco per uno smanettone come il sottoscritto, per la prima volta lo farei mostrando anche una certa curiosità.

Qualcosa di unico

Non c’è dubbio, infatti, che le dotazioni tecnologiche al passo coi tempi, le prestazioni più che “interessanti” del motore, e chicche come le ali aerodinamiche adattive – un gadget mai visto prima su una moto – possano avere un ruolo importante nell’attirare appassionati di estrazione diversa rispetto ai tipici integralisti della Casa italiana.

Trattandosi di una roadster votata sì al viaggio, ma che non fa nulla per nascondere una certa attitudine sportiva, c’è però un altro aspetto che dovrà dare buoni riscontri perché l’obiettivo della Mandello possa dirsi raggiunto: la guida. Le doti dinamiche faranno parte della forza innovativa di questa Moto Guzzi, o saranno invece troppo legate alla tradizione? È esattamente ciò che intendo scoprire con questa prova.

Prova Moto Guzzi V100 Mandello S: il primo approccio

Il primo approccio con la V100, devo ammetterlo, non è dei migliori. Senza nemmeno salire in sella, faccio per spostarla nel cortile della redazione, ritrovandomi in pochi istanti pressoché inchiodato, col corpo inclinato in avanti verso il manubrio e le braccia piegate a richiamare la forza dei pettorali manco fossi in palestra in una serie di panca piana. E la situazione si fa ancor più spinosa (e faticosa) quando mi tocca muoverla nel senso inverso, a marcia indietro. Ok, forse starò esagerando, ma di sicuro da ferma questa Guzzi sembra pesare più dei 233kg in ordine di marcia dichiarati.

Chilometri cittadini

La situazione, per fortuna, migliora drasticamente quando invece di limitarmi a spingerla avanti e indietro da spenta per fare manovra, scavalco la (bassa) sella della V100 e mi metto ai comandi. Faccio partire il motore, inserisco la prima col classico “clunk” delle trasmissioni cardaniche, mi metto in movimento e… Ok, iniziamo a ragionare. Se sotto i 20-25km/h, velocità tipiche imposte dal traffico cittadino delle ore di punta, la Mandello resta relativamente impegnativa da gestire, con anche la necessità di calcolare bene gli ingombri per non urtare le valigie tra le auto in colonna, oltre questa soglia la Guzzi si mette a funzionare, facendosi apprezzare per la semplicità di guida.

Per ora sto usando la modalità Turismo, e mi piacciono l’erogazione fluida e pastosa del motore e la risposta precisa e delicata a ogni rotazione della manopola destra. Solo sotto i 3.000 giri la fluidità non è da riferimento assoluto – attualmente ci sono bicilindrici che sopportano meglio i regimi molto bassi – ma le piccole incertezze che noto in questi frangenti, quando lascio inserita una marcia di troppo, non sono nulla di particolarmente fastidioso. Discorso simile per il cambio, la cui leva ha una corsa piuttosto lunga e contrastata – decisamente più da tourer che da sportiva – ma a cui si fa l’abitudine relativamente in fretta, complice l’azione del quickshifter che semplifica le operazioni di cambiata in entrambe le direzioni.

Effetti speciali in autostrada

Quando finalmente riesco ad abbandonare la città e a indirizzarmi verso la tangenziale, la V100 inizia a coccolarmi con le sue dotazioni da tourer. Innanzitutto, visti i 10° nell’aria, accendo al massimo le manopole riscaldabili; dopodiché, con un rapido smanettamento sul blocchetto di sinistra, trovo il menu di regolazione del parabrezza elettrico, che porto nella posizione più alta con l’uso di un solo dito, mentre noto che nel frattempo anche le alette si sono aperte per ripararmi dagli elementi. E questa cosa mi diverte da matti.

Ho sempre sognato di fare un po’ lo scemo con una di quelle supercar con gli alettoni sulla coda che si aprono e chiudono a seconda della velocità, per cui inizio ad alternare le modalità Sport – in cui i deflettori della V100 restano sempre chiusi – e Turismo – in cui si aprono una volta raggiunti i 60km/h – godendomi l’effetto speciale del loro movimento.

Ovviamente, da perfetto immaturo, faccio andare avanti il giochino per un po’, ma oltre a osservare la scena divertito come un bambino davanti alla metamorfosi di un Transformer, constato anche come i deflettori facciano bene il loro lavoro, allontanando il flusso d’aria dalla parte alta delle cosce e dai fianchi. Di fatto, con cupolino alzato e ali aperte, la protezione aerodinamica offerta dalla Mandello è molto buona, lasciando scoperte giusto le spalle e la testa del pilota: un punto in più in ottica turistica.

Sportività interessante

Sempre parlando di attitudini turistiche, un cenno lo meritano anche la capienza delle valigie (optional da 999 euro), che possono contenere un casco integrale ciascuna, e la triangolazione perfettamente naturale tra pedane, sella e manubrio, che rende la guida comoda senza essere eccessivamente rilassata, quantomeno per me che sono un metro e 74. L’unico mio appunto va alla forma della sella, che costringe le gambe a restare leggermente divaricate e non del tutto rilassate nei trasferimenti autostradali: forse si sarebbero potuti rastremare di più gli spigoli all’interno delle cosce, perché così la posizione imposta risulta non del tutto naturale.

Detto ciò, la valutazione dal punto di vista turistico della V100 resta ottima per quanto mi riguarda, ma rimane ancora da affrontare la questione sportività, che personalmente ritengo fondamentale per determinare quanto questa Mandello potrà davvero attirare nuovi motociclisti in casa Moto Guzzi. Dunque abbandono l’autostrada, raggiungo uno dei soliti percorsi da pieghe che usiamo come banco prova per i nostri test, inserisco il riding mode Sport, e via: iniziano le curve e io comincio ad aggredirle.

Guzzi V100 Mandello: a suon di pieghe

Il manubrio bello largo, l’assetto leggermente più alto di una classica sport tourer e l’idraulica debitamente chiusa delle Öhlins semiattive in modalità Dynamic, mi causano da subito qualche flashback delle mega-motardone stradali che andavano di moda un po’ di anni fa – e, tanto per essere chiari, la trovo una cosa positiva. Fatico a spiegarmi come sia possibile, ma nel giro di poche ore sono passato dall’insofferenza per le sensazioni di una turistica inamovibile nelle manovre di parcheggio, al piacere per quelle di una specie di maxi-roadster piuttosto maneggevole tra le curve.

Chiariamoci: occorre lavorare di fisico per far voltare con sveltezza la Mandello, ma una volta prese le misure, la ciclistica sta al gioco, senza cercare di ribellarsi con pigrizia negli ingressi o mancanza di precisione in percorrenza e uscita. Il feeling in piega è davvero ottimo, direi sorprendente per una moto così, e solo nei tornantini più stretti e lenti il peso torna a farsi sentire sullo sterzo. Ma direi che è qualcosa di comunque accettabile, anche perché, quando invece le velocità si alzano, la V100 resta sempre stabile e composta.

Coppia da rimorchiatore

A proposito di velocità, i 115cv dichiarati per il motore non saranno roba da gridare al miracolo, ma con circa 100Nm di coppia già disponibili a poco più di 6.000 giri, c’è abbastanza spinta per uscire con una discreta grinta da qualsiasi curva, allungando poi con convinzione fino a oltre quota 9.000. Oltretutto la curva di erogazione fluida e costante, il peso e la ciclistica stabile, fanno sì che si possa spalancare il gas con convinzione in pressoché qualsiasi frangente senza temere perdite di aderenza del posteriore o alleggerimenti non voluti dell’avantreno.

E anche nel caso in cui si esageri, l’elettronica interviene con un tempismo adatto al tipo di moto, grazie alla presenza della piattaforma inerziale. I freni, d’altra parte, hanno la potenza che serve per riportarvi nei ranghi quando state esagerando, con l’ABS che magari tenderà a intervenire prima e più spesso che su una sportiva pura, ma direi che su strada fa sempre il suo dovere.

Alzando il naso

Visto che ho speso qualche minuto per approfondire la questione, soprattutto in presenza del fotografo, in questa prova vale la pena parlare anche di un’altra caratteristica di questa Moto Guzzi V100 Mandello S, anche se sono conscio che difficilmente farà da discriminante per convincere qualcuno a comprarsela. In breve, faticherete a crederci, ma questa Guzzi non è male nemmeno per qualche numero in monoruota. Dopo qualche accenno di impennata col TC impostato al livello più permissivo, ho voluto riprovare a elettronica completamente disattivata e il responso è stato che… aiutandosi con un pizzico di frizione in prima, o con una sfrizionata più decisa in seconda, la Mandello si alza eccome!

È pure discretamente controllabile una volta con l’avantreno a mezz’aria; ok, non sarà un’hooligan sguaiata, ma se vi piace la pratica e, soprattutto, vi piace stupire chi vi guarda, la V100 vi mette a disposizione quanto serve per un po’ di show all’uscita dai tornanti o quando avete voglia di un po’ di sano teppismo.

Un dettaglio stonato

Tutto perfetto dunque? Se avete letto fin qui, avrete capito che questa Guzzi mi è piaciuta, confermando le aspettative legittime che nutrivo in quanto a comfort e capacità di viaggio, e superandole abbondantemente in tema di capacità nella guida sportiva. In realtà, però, c’è un elemento che sporca un quadro altrimenti del tutto positivo: il cambio. Non mi riferisco tanto alla durezza della leva cui ho fatto cenno in riferimento alle andature più blande, quanto all’imprecisione che emerge quando si cerca di sfruttare il lato più divertente della moto, ovvero tirandole il collo nella guida all’attacco.

Nello specifico, nelle accelerazioni più decise, è davvero troppo facile incappare in clamorose sfollate, non solo tra prima e seconda, ma anche tra seconda e terza, mentre quando si frena per impostare un tornante da prima, spesso questa non entra, lasciando senza freno motore proprio quando servirebbe di più. Ho provato a essere più deciso col movimento del piede, ma alla fine ho tamponato il problema solo abbassando le pretese, dando più tempo al cambio in salita e accontentandomi di sfruttare la coppia del motore per uscire dai tornanti in seconda.

Questa Moto Guzzi V100 Mandello S, com’è?

Cilindri trasversali, cardano, coppia di rovesciamento che ti sposta la moto quando sgasi da fermo e un look moderno, ma che allo stesso tempo sembra esistere da sempre: non c’è dubbio che questa V100 Mandello S sia una Moto Guzzi al 100%. Il che è un’ottima notizia per tutti gli appassionati del marchio, ma la cosa migliore, per quanto mi riguarda, è stata trovare una moto perfettamente a fuoco proprio sul tema di cui era più facile dubitare: la sportività. Sì, la V100 mi ha impressionato in questo senso, guadagnandosi appieno l’appellativo di sport tourer, visto anche l’ottimo comfort quando non si sta tirando tra le curve. E poi ci sono quelle alette adattive, funzionali pur senza essere davvero essenziali, ma che danno all’insieme un pizzico di effetto “wow” che non guasta mai.

Peccato solo per quel cambio, che non rende giustizia alle potenzialità dell’insieme. Per dovere di cronaca, devo dire che l’esemplare che ho guidato aveva meno di 900km segnati sull’odometro quando l’ho preso in consegna, dunque, pur senza pensare che la situazione possa migliorare drasticamente, è possibile che la sua riottosità si attenui con il passare dei chilometri. In generale, tuttavia, credo che a Mandello del Lario abbiano fatto un gran bel lavoro e, se dovessi scommettere un euro di tasca mia sull’esito della missione di questa V100, sarei pronto a piazzarlo sulla sua riuscita. D’altronde, sarebbe un peccato se una moto così valida restasse confinata tra i soli Guzzisti.