Secondo KTM, la nuova 690 SMC R aggiunge una spruzzata di raffinatezza a una tipologia di moto che, per definizione, è quanto di più ignorante e maleducato possa esserci su due ruote. Quindi, dove sta l’inghippo? Il nostro Lore ha rischiato la patente per scoprirlo

Testo: Lore Foto: I.B.

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Invecchiare è qualcosa di inevitabile. È una rottura di scatole, e non ci possiamo fare nulla. Per fortuna però, esistono moto come la nuova 690 SMC R.

Sulla carta l’ultima incarnazione della supermotard stradale KTM (delle novità tecniche abbiamo già parlato qui quando è stata svelata) dovrebbe aver guadagnato in raffinatezza ed educazione rispetto ai modelli che l’hanno preceduta, ma, ve lo dico subito prima che vi preoccupiate, nella sostanza rimane quello che è sempre stata: un inno alla maleducazione motociclistica e alla voglia di giocare del bambino che c’è in noi, composto a Mattighofen per accompagnare chiunque voglia farsi beffe del passare del tempo e dei relativi stereotipi di maturazione che la società vorrebbe imporgli. In breve, questa KTM risponde a certe noiose aspettative da “normale” moto di media cilindrata con una competenza nelle pratiche da hooligan che suona come un bel dito medio in faccia ai moralisti/benpensanti. E vi induce a fare gli stupidi praticamente… sempre.

Ma facciamo un passo indietro. Con il nuovo modello, le capacità della SMC R di assecondarvi in qualsiasi cosa vi passi per la testa dovrebbero essere ancor più spiccate, visto che gli aggiornamenti hanno portato in dote 7cv e 4Nm in più per il monocilindrico LC4 da 693cc. E le novità non riguardano solo il propulsore Euro 4: a quanto dichiara KTM, questa 690 è nuova per il 65% dei componenti. Osservandola si nota subito l’estetica completamente rivista e più moderna, la cui unica mancanza è data dall’uso di un faro anteriore “normale” invece di uno a LED. Sono nuove anche le sospensioni WP Apex, mentre meno evidenti sono il nuovo pacchetto elettronico con Ride by Wire e piattaforma inerziale, e il cambio elettronico con tanto di blipper in scalata.

Visto che erano già parecchio impegnati per renderla più potente e tecnologica, gli ingegneri austriaci hanno anche pensato di donarle un po’ di praticità, con un serbatoio più grande (da 12 a 13,5 litri) e una presa USB. Peccato solo che non abbiano dedicato la stessa attenzione alla strumentazione, che si limita a uno schermo LCD, piccolo e striminzito come il display di una calcolatrice Casio anni 90. Molto in linea con l’essenzialità di una motard, certo, ma un po’ deludente quando vi capita di darci un’occhiata all’atterraggio dell’ennesima impennata.

Su ogni strada

Da ex-motardista accanito, posso dire che nel complesso la 690 è abbastanza credibile come supermoto dura e pura, nonostante sia un po’ più larga e lunga delle 450 che solitamente si usano per mettere a ferro e fuoco i kartodromi. Ciò che ne tradisce la natura stradale, semmai, è la velocità con cui le sospensioni si abbassano sotto al mio peso non appena appoggio il sedere sulla sella, portandola immediatamente a quote più accettabili rispetto agli 890mm dichiarati a vuoto. Con un certo stupore scopro anche che, nonostante i miei 173cm, riesco ad appoggiare decorosamente i piedi a terra, per cui posso dire che, se anche non sarà la moto più semplice da gestire per i corti di gamba nelle manovre da fermo, la KTM è più accessibile di quanto sembri per i non avvezzi alle geometrie da fuoristrada.

Avendo ben presente che razza di terremoti acustici possa scatenare un LC4 con lo scarico aperto, premere il tasto di accensione della 690 in configurazione Euro 4 è un po’ una delusione: i decibel sono ridotti al minimo e il suono ai bassi sembra più quello di una moka in ebollizione che non di un mezzo da teppisti. Ok, il sound migliora man mano che il mono sale di giri, ma a meno che non siate veramente delicati di orecchie, difficilmente resisterete oltre il primo tagliando senza montare uno scarico aftermarket.

Dopo aver inserito la prima e rilasciato la morbida (anche se non modulabilissima) frizione assistita con comando idraulico, i miei buoni propositi di aspettare un po’ prima di iniziare con le porcate si scontrano col senso di confidenza immediata che solo una moto da meno di 160kg col pieno può dare –cento metri dalla partenza e, seconda inserita, provo già a far decollare l’avantreno. I primi tentativi, con mio sommo disappunto, si scontrano con le premure del controllo di trazione, che riporta la ruota a terra in pochi istanti ogni volta che la faccio alzare.

Capito il problema, spengo il TC (operazione piuttosto semplice e intuitiva grazie all’apposito tasto sul blocchetto sinistro) e a quel punto la SMC R si rivela per quello che è: una spettacolare, insaziabile macchina da impennate. Potete partirci al semaforo, direttamente sull’attenti, o sfrizionare di seconda per alzarla un po’ più in velocità: in entrambi i casi, l’altezza a cui stabilizzare l’anteriore e il numero di marce che si possono inserire su una ruota vengono lasciate completamente alle scelte (e all’abilità) di chi sta in sella. Il motore, dolcissimo nell’erogazione ai bassi e con una buona grinta dai medi in su, e la ciclistica, leggera e stabile, con un punto di equilibrio molto ampio, sono esattamente quello che serve per rendere facili e relativamente sicure anche le più gratuite pratiche teppistiche.

Molto bene. Stabilito che la nuova 690 conferma in tutto e per tutto le qualità fondamentali per una supermoto stradale, il mio test potrebbe considerarsi concluso, ma – ehm… – per puro dovere di cronaca decido di continuare, cercando di capire come si comporti la KTM anche quando si tratta di tenere entrambe le ruote poggiate a terra. E anche in questo tipo di attività, per lei così noioso, la SMC R dimostra di sapere il fatto suo.

L’assetto di serie, un po’ morbido, e la lunga escursione delle sospensioni richiedono un minimo di adattamento prima di iniziare a trasmettere il giusto feeling, ma una volta fatta l’abitudine al marcato trasferimento di carico quando ci si attacca ai freni, il senso di controllo, garantito dal manubrio larghissimo e dalla posizione eretta, cresce con l’alzarsi del ritmo. Trovate un bel tratto di misto stretto, aggreditelo come difficilmente riuscireste a fare con una moto più grossa e pesante, e la 690 vi asseconderà come in un videogioco settato in modalità “Easy”, sempre pronta a eseguire qualsiasi comando in maniera fulminea e senza curarsi più di tanto della qualità dell’asfalto che passa sotto le Bridgestone S21 di serie

Piega dopo piega, vi troverete quasi naturalmente a portare le frenate sempre più dentro le curve, aprire prima e inserire ancor più in fretta, divertendovi come matti e stabilizzandovi facilmente su ritmi tutt’altro che blandi. Meno scontato è stato scoprire come la KTM digerisca bene pure il veloce: bisogna davvero darci dentro per farne emergere i limiti da motard. Come prevedibile, qualche ondeggiamento non tarda a manifestarsi se si prova ad affrontare un curvone da quarta (per i suoi rapporti corti) come su una sportiva; ma in tutta sincerità non si tratta di un comportamento realmente allarmante, quanto di una caratteristica da tenere presente.

E sulla giusta pista

Nei 10 giorni in cui ho avuto in prova la SMC ci ho fatto di tutto: casa-ufficio, trasferimenti autostradali e pure un’uscita in kartodromo per un paio di turni. Per il primo tipo di utilizzo, come il vecchio modello, la 690 si è confermata un gioiello, forse la miglior moto al mondo per trasformare il traffico dell’ora di punta in qualcosa di divertente. Anzi, la possibilità di scegliere una mappatura più morbida l’ha resa ancora migliore, aggiungendo un pizzico di flessibilità al già sofisticatissimo LC4 KTM.

Motore che ormai, in quanto a spinta e fluidità dell’erogazione dai medi in su, sembra quasi più un raffinato bicilindrico parallelo che non un classico mono tutto grinta e maleducazione. Certo, ai bassi (direi sotto i 3-4.000 a orecchio, non essendoci il contagiri) resta un po’ di tendenza a strattonare e scalciare se state usando una marcia di troppo, ma è qualcosa di ineliminabile per questo tipo di motori. Stesso discorso per il cambio elettronico: non è facile dare un taglio fluido alla spinta del mono, per cui il quickshifter, impeccabile e utilissimo nelle sparate stradali come in pista, nell’uso più rilassato tende a essere brusco e meno efficace.

Il rovescio della medaglia è che, come tutte le sue colleghe motard, anche la SMC è un mezzo incubo in autostrada, con la marmorea sella stretta a martoriarvi il fondoschiena mentre il vento vi prende a schiaffi dallo stomaco in su. Anche le vibrazioni non sono trascurabili, seppur ridottissime per il tipo di motore, che ovviamente non è fatto per accompagnarvi per lunghi tratti a gas costante a velocità autostradali. Meglio trovare in fretta altre scuse per spremerlo una marcia dopo l’altra a gas spalancato, come ho fatto portando la 690 in pista.

Nel contesto di un tracciato tortuoso, di quelli tipici da motard, la spinta a disposizione è più che abbondante e molto più impressionante di quanto i 74cv riportati nella scheda tecnica facciano pensare. E la ciclistica segue il propulsore alla perfezione. Anche senza mettere mano alle regolazioni consentite dalle WP Apex, la SMC R offre badilate di divertimento pronto all’uso, con un pacchetto palesemente studiato per consentirvi di aggredire le traiettorie, tirare staccate al limite (magari di traverso) sfruttando l’ottimo impianto Brembo e l’ABS ben tarato, e uscire continuamente dai tornantini con l’anteriore sollevato.

Onestamente, tirare il collo alla 690 in kartodromo si è rivelato uno spasso, e il fatto che venga più naturale guidarla con la suola dello stivale a terra, anziché sfruttando la saponetta sul ginocchio, è la testimonianza di come, anche in questa ultima versione, la SMC R continui a essere una vera Supermoto, solo un po’ cresciuta.

Prova KTM 690 SMC R: quindi, com’è?

La SMC R è una moto quasi unica nel panorama attuale, e il suo essere così vicina a una vera Supermotard ne determina il limite più grande: la mancanza di versatilità. Piacevole in città, spassosa nel misto stretto e a suo agio in kartodromo, la 690 si trasforma in una compagna di viaggio ai limiti dell’irritante su qualsiasi rettilineo più lungo del suo interasse, perciò diventa difficile da considerare come unica moto per chi non viva nei pressi di una strada da pieghe.

Detto questo, se vi comprate un mezzo di questo tipo sapete a cosa andate incontro. A conti fatti, al termine di questa prova della nuova KTM 690 SMC R posso dire che quello che vi portate a casa al prezzo di 11.099 euro, è uno dei pochi mezzi al mondo in grado di fondere con tanta naturalezza ampie dosi di maleducazione motociclistica, grande accessibilità e vagonate di puro divertimento.

La scheda tecnica

MOTORE
Tipo Monocilindrico, 693cc
Ales. x Corsa 105 x 80mm
Compressione 12,7:1
Alimentazione I.E. Kehin, doppia accensione
Potenza max (dich.) 74cv a 8.000 giri
Coppia max (dich.) 73,5Nm a 6.500 giri
ELETTRONICA
Ride by Wire / Riding Mode Sì / Due mappe motore
Traction Control Sì, disinseribile
ABS Sì, cornering e con modalità Supermoto
Quickshifter / Blipper Sì / Sì
Anti impennata Integrato nel TC
Launch control No
CICLISTICA
Telaio Traliccio in acciaio
Sospensione ant. Forcella WP Apex, steli da 48mm, compl. reg.
Sospensione post. Mono WP Apex, compl. reg.
Freno ant. Disco da 320mm, pinza radiale Brembo
Freno post. Disco da 240mm, pinza a 1p
DIMENSIONI
Interasse 1.470mm
Altezza sella 890mm
Peso 147kg (senza benzina)
Serbatoio 13,5 l
PREZZO € 11.099
SITO INTERNET www.ktm.com