prova Kawasaki ZX-4RR

Prova Kawasaki ZX-4RR: mini-Supersport alla frusta

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Con la ZX-4RR ad Akashi hanno voluto osare: una sportiva 400cc a quattro cilindri, in grado di urlare oltre i 15.000 giri e con le carte in regola per aggredire i cordoli. Scommessa sensata o azzardo totale? Lore è andato in Spagna a farle sputare le bielle per scoprirlo in questa prova della Kawasaki ZX-4RR…

Testo: Lore Foto: Kawasaki

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Volete sapere una cosa? Credo di non essere mai stato così emozionato per la presentazione stampa di una moto sotto i 500cc. Chiaramente non sto parlando di quell’eccitazione mista a timore reverenziale che precede una giornata in pista con una nuova SBK Replica da 200cv/30.000 euro, ma di una sensazione più delicata, di sincera curiosità. La Kawasaki ZX-4RR è infatti qualcosa di unico nell’attuale panorama motociclistico, dato che col suo quattro in linea da 399cc, capace di un’interessante potenza massima di 77cv, rompe il monopolio dei bicilindrici paralleli nelle piccole cilindrate.

Ritorno agli anni 80

Chi in testa porta qualche capello bianco, o semplicemente qualche capello in meno di una volta, quasi certamente saprà che non si tratta di qualcosa di inedito, bensì della riproposizione in chiave moderna di moto che tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 spopolavano in Giappone, complice una normativa sulle patenti particolarmente stringente per le moto oltre i 400cc.

Ecco perché i costruttori giapponesi si erano dati battaglia con mezzi sofisticatissimi, in grado di far sognare non solo i giovani del Sol Levante, ma anche i motociclisti di mezzo mondo, ammaliati da quell’estremismo prestazionale in formato tascabile e dalla assoluta rarità di quelle motorette, visto che ben pochi esemplari superavano i confini di casa per essere importati anche da noi in Europa.

La scommessa di kawasaki

Avanti veloce di qualche lustro, circa 10 anni fa la classe delle 300-400cc è letteralmente rinata, iniziando a crescere d’importanza a livello mondiale. Ma in un contesto generale totalmente mutato, tra normative antinquinamento, patenti europee e nuovi mercati emergenti, i piccoli 4-in-linea sono finiti nel dimenticatoio, a favore dei più “politicamente corretti” monocilindrici e bicilindrici paralleli. Fino a oggi.

Onestamente è difficile immaginare cosa abbia portato Kawasaki a scegliere di investire su una moto di questo tipo che, vale la pena dirlo subito, non è nemmeno lontanamente una sostituta della Ninja 400. Probabilmente è stata la voglia di distinguersi con un elemento tecnico unico, all’interno di una disordinata categoria di sportive di media cilindrata che sta prendendo forma in questi anni, riempiendo il buco lasciato dalla quasi totale scomparsa delle Supersport tradizionali, con motore 600 a 4 cilindri.

Aprilia RS660 e Yamaha R7, oltre alla Suzuki GSX-8R, sono moto piuttosto diverse tra loro e molto meno estreme delle SS600 degli anni 2000, ma hanno in comune lo scopo di offrire un’alternativa carenata ai nuovi smanettoni di oggi. Bene, la sensazione è che ad Akashi abbiano voluto scommettere sull’urlo a 15.000 giri di un piccolo quattro cilindri per entrare a testa bassa in questa nuova battaglia.

Prova Kawasaki ZX-4RR: la tecnica

Di certo, anche al di là del motore, le premesse tecniche ci sono. Specialmente sulla versione RR che ho davanti a me: monoammortizzatore completamente regolabile, dello stesso tipo di quello montato sulla ZX-10R, traction control, cambio elettronico con blipper e freni con pinze radiali monoblocco a quattro pistoncini. Anche la forcella è una Showa di qualità, ma purtroppo ha solo la regolazione del precarico. Per quanto riguarda il look, è sexy, aggressivo e affilato come quello di qualsiasi Ninja, anche se credo sia un peccato che si sia scelta l’impostazione della precedente generazione della 636, con gli stessi fari attualmente in uso alla 400, e non quella più recente dell’ultimo modello, in arrivo anch’esso nel 2024. In ogni caso, non si può dire che la 4RR non faccia la sua scena. Da lontano è facilmente confondibile con una Ninja di cilindrata superiore, il che, per il pubblico a cui si rivolge questa moto, non può che essere considerato un complimento.

Una volta in sella, la postura non è tanto estrema (la seduta è abbastanza bassa e i semimanubri sono sopra la piastra di sterzo), ma nemmeno rilassata come sulle tipiche moto per la patente A2 dal look sportivo.

Circuit Mode

Dato che la prova della Kawasaki ZX-4RR si svolgerà interamente in circuito, sul tortuoso e ultratecnico tracciato di Calafat, appena a sud di Tarragona, sul TFT a colori da 4,3” è già impostato il “Circuit Mode”. Le informazioni più utili in pista sono mostrate belle in grande e c’è un inequivocabile contagiri a barre. Il fatto che i primi 10.000 giri occupino meno spazio dei successivi 6.000 che portano al limitatore, dovrebbe già darmi qualche importante indizio su quale sia l’andazzo del piccolo 4 cilindri Kawasaki.

Sebbene sia conscio che, da un motore così, non mi posso certo aspettare brillantezza ai bassi (ma neanche ai medi…), quando entro in pista per la prima volta sono un po’ disorientato su quali marce usare e su quanto insistere col gas prima di ogni cambiata.

Tutto sopra i diecimila

Abituati come siamo oggi a motori che spingono forte già a regimi ridicoli, è tutt’altro che naturale mettersi in movimento e ritrovarsi a dover tirare oltre i 10.000 dopo 30 secondi di guida, ma è proprio così che bisogna fare con la 4RR. Ci metto mezzo giro a capirlo, ma pur sforzandomi di adeguarmi, curva dopo curva, continuo a essere troppo timido, ritrovandomi piantato in uscita con un rapporto di troppo e la strumentazione che pigramente illumina i pixel che portano al primo cambio di passo, che avviene intorno ai 10.500-11.000 giri.

Come spesso accade, per risvegliarmi dal torpore e dal mio eccesso di garbo nei confronti del nuovo motore Kawasaki, serve l’arrivo di un collega che mi svernicia in scioltezza accompagnato da un vero e proprio ululato di scarico, pungolandomi l’orgoglio e spingendomi a resettare ogni riferimento per spremere la ZX-4RR come è giusto che si faccia.

Niente buone maniere

Ed è così, mettendo da parte le buone maniere e tirando fuori gli attributi, che questa baby-supersport prende vita. La parte “utile” della curva di erogazione è tutta spostata a quote siderali, è vero, ma poi non è così ristretta. Si parla di circa 4.000 giri buoni, dai 12.000 fino al limitatore, contro cui talvolta capita di sbattere mentre la Ninja sembra voler ancora allungare.

Su strada sarebbe forse più complicato rispettare questa fame di alti regimi, ma ora che ho iniziato a capire l’antifona, in pista è francamente esaltante far urlare la Kawa come un’ossessa. Marcia dopo marcia, gioco sul filo del limitatore. Mi piace e mi eccita per come accompagna la scalata del tachimetro verso gli oltre 200km/h, indicati sul rettilineo principale, appena dopo aver appoggiato la sesta. Rende epica ogni uscita di curva, a dispetto della spinta assoluta non certo da strappare le braccia.

Spasso in zona rossa nella prova della Kawasaki ZX-4RR

Nei turni successivi la faccenda si fa più coinvolgente. Man mano i ritmi crescono, sospinti da quella fiducia totale in sé stessi che tende a prendere il sopravvento quando si ha a che fare con moto non particolarmente potenti. E se questo è vero per qualunque moto di piccola cilindrata, la fenomenale e demoniaca colonna sonora della ZX-4RR porta questa particolare forma di divertimento a un livello superiore, anche perché telaio e ciclistica non fanno nulla per sottrarsi alle mie intemperanze.

La Kawasaki ZX-4RR entra in curva e cambia direzione con una rapidità e una precisione da SS600 alleggerita. Non ci sono la frenesia e la scompostezza che generalmente caratterizza le 400 bicilindriche per la A2. Un comportamento chiaramente frutto delle quote ciclistiche, della rigidità del telaio e del buon lavoro delle sospensioni, ma anche del peso (contenuto senza essere etereo) e della gomma anteriore da 120/70.

In percorrenza, poi, è neutra e comunicativa, tanto che il desiderio di sfruttarne a fondo queste doti, per esempio per provare a mettere il gomito a terra, mi fa rammaricare che per la prova siano state scelte delle normali Pirelli Diablo Rosso III stradali e non delle coperture più specialistiche.

Quando inizio a spingere sul serio, trovo solo due piccole sbavature in termini di guida. Da un lato il ritorno della forcella. Quando si mollano i freni in ingresso dopo le staccate più cattive è appena troppo veloce per i miei gusti. Purtroppo, data l’assenza delle regolazioni idrauliche, non è qualcosa che si possa correggere. Dall’altro, l’ABS non è la perfezione assoluta. Esagera con qualche pulsazione di troppo della leva alla penultima curva, un rampino a destra che richiede quasi di fermarsi per essere impostato.

Prova Kawasaki ZX-4RR: quindi, com’è?

A dirla tutta, con un motore così affamato di giri, forse anche una rapportatura finale appena più corta non ci sarebbe stata male, così da rendere più convincente l’uscita dalle curve lente anche in seconda. In generale, però, la ZX-4RR mi ha fatto divertire alla grande, riportandomi a uno stile di guida, quello delle Supersport 600, in questo caso persino estremizzato, che avevo quasi dimenticato.

Dunque, Kawasaki venderà Ninja ZX-4RR a palate nei prossimi mesi? Forse non in Europa, ma personalmente non credo che sia questo il vero fattore d’interesse per noi appassionati.

Quello che conta, è che questa mini-supersport è la testimonianza che c’è ancora spazio per osare e uscire dagli schemi, proponendo qualcosa di diverso, che in qualche modo possa emozionare sin dalla lettura della scheda tecnica. È in questo senso che credo sinceramente che quella di Kawasaki sia una scommessa già vinta.