La 636 è tornata tra noi! Rinfrescata esteticamente e aggiornata nella tecnica, Kawasaki la presenta come la sportiva stradale definitiva. Un controsenso per quella che fino a poco tempo fa era tra le più cazzute delle specialistiche 600? Dade è andato a scoprirlo a Modena, in strada e in pista…

Testo: Dade Foto: Kawasaki
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Eravamo ormai rassegnati all’idea che il settore delle medie sportive fosse quasi definitivamente morto, quando invece Kawasaki ha tirato fuori dal suo cappello verde una nuova ZX-6R. Ma i tempi sono molto cambiati da quando, nel 2003, la 636 era la più cazzuta ed estrema delle Supersport 600, tanto che prima della prova della nuova Ninja 636, gli uomini di Akashi ci presentano la loro creatura come una “sportiva stradale”.

Incredibile, vero? Eppure, in un universo motociclistico ormai dominato da potenze e cilindrate sempre più esagerate, la cosa potrebbe non essere del tutto insensata.

Aggiornamenti mirati

Di quel che è cambiato rispetto alla 636 in versione 2013-2016 abbiamo già parlato ampiamente (potete rileggere l’articolo cliccando qui), ma in ogni caso si tratta di ben poca roba oltre all’estetica completamente aggiornata. Dunque brutte notizie? Non proprio: a quanto ci spiegano i tecnici Kawasaki, il quattro cilindri in linea era già pronto per l’Euro 4, cosa che gli ha permesso di essere montato sul nuovo modello senza modifiche di rilievo e dunque senza sacrificare nulla dei suoi 130cv a 13.500 giri.

Gli ingegneri hanno voluto comunque dare un po’ di brio in più alla nuova nata, ricorrendo a un trucchetto semplice ed efficace: montare un pignone con un dente in meno. Arriva anche il quickshifter, ma solo in salita, e le gomme di primo equipaggiamento sono ora le nuovissime Bridgestone S22.

Kawasaki Ninja 636: divertimento su strada…

In una giornata di inizio primavera piuttosto fredda cominciamo il nostro test nel modenese scalando le stesse strade appenniniche utilizzate da Ferrari per sviluppare e provare le sue auto. La Ninja dimostra subito di essere a suo agio tanto alle andature compassate da trasferimento quotidiano – grazie a un motore docile e facilmente gestibile ai bassi – quanto nella guida col coltello tra i denti e il ginocchio a terra sulle strade collinari.

Ovviamente è questo secondo aspetto il più interessante, e a far segnare le prime note positive sono le sospensioni, che si distinguono per il loro set up di base perfettamente azzeccato per la guida sportiva stradale. Sono sufficientemente scorrevoli da garantire un buon comfort di marcia, ma il sostegno per darci dentro c’è, eccome.

La nuova rapportatura finale ultracorta è un’altra cosa che si fa notare in positivo in pressoché ogni frangente di guida. Esalta la naturale elasticità del motore Kawasaki ai bassi e medi regimi, allo stesso tempo consentendo allunghi in zona rossa praticamente istantanei, sfruttando la spinta che si fa rabbiosa oltre quota 9.000. A completare il quadro c’è l’erogazione fluida e pastosa, tanto che il controllo di trazione lo si tiene al livello 1, il minimo, solo per scrupolo: ai ritmi stradali è quasi impossibile che si renda necessario.

L’unica cosa che non sembra molto azzeccata rispetto al titolo di “sportiva stradale” è la posizione di guida. Non tanto per lo spazio in sella, abbondante per una Supersport, quanto per il posizionamento dei semimanubri: stretti e spioventi (quasi) come si usava sulle sportive più estreme fino a qualche anno fa. Aprirli e appiattirli un poco, come va di moda oggi, avrebbe migliorato parecchio la situazione. Anche perché così pure la maneggevolezza ne risulta leggermente penalizzata, costringendo a lavorare di corpo per ottenere dalla ciclistica le risposte immediate che è in grado di regalare.

…e adrenalina in pista

Terminato il giro stradale, nel pomeriggio abbiamo a disposizione la pista di Modena. È un tracciato tecnico e tortuoso, perfetto per la Kawasaki. Fin dai primi giri la ZX-6R dimostra di non aver perso la sua attitudine da animale da pista, sfoderando tutta la grinta resa dei suoi 130cv con rapporti accorciati.

Già dopo un turno sono lì a cercare il limite, con il controllo di trazione che lampeggia con discrezione solo nell’uscita da alcune curve da seconda. Anche in pista sono solo i semimanubri a non convincermi del tutto, in particolare perché non sono regolabili e dunque il problema non è facilmente risolvibile. Ma in fondo questa nota negativa può essere incasellata tra i giudizi soggettivi, e per il resto l’esperienza tra i cordoli con la Kawa è tutta divertimento.

E lo è nonostante lo stesso assetto di serie utilizzato su strada (in ogni caso le sospensioni di serie sono completamente regolabili), e le gomme di primo equipaggiamento. L’avantreno è preciso e comunicativo, i freni hanno una potenza adeguata e tanta modulabilità da offrire, e la stabilità in percorrenza è ottima. Tutto questo con l’accompagnamento sonoro del motore che urla come un ossesso, tenuto costantemente tra gli 11.000 e i 14.000 giri da una rapportatura perfetta per una pista tortuosa come questa.

Certo, quando la confidenza cresce ancora e si iniziano a cercare ingressi coi freni in mano e uscite a gas ribaltato, è naturale iniziare a covare il desiderio di gomme più specialistiche e di un ritocchino all’assetto di serie. Più che l’ottima Showa BPF anteriore, è il mono a soffrire un po’, con qualche pompaggio di troppo. Ma nel complesso la 636 è fantastica da guidare in pista, con quel senso di controllo che si accompagna allo spasso e all’adrenalina in un modo impossibile da replicare su una moderna e superdotata 1.000.

Quindi, com’è?

È meno estrema e decisamente più economica (la nera costa 11.890 euro, mentre per la colorazione KRT ce ne vogliono 200 in più) della Yamaha R6, la sua unica sua diretta rivale, ma è anche molto più versatile. Il trucco, oggi come ieri, sta in quei magici 37cc extra del quattro cilindri Kawasaki, peraltro esaltati dal dente in meno di pignone.

E se è vero che affibbiare alla 636 l’appellativo di “sportiva stradale” può sembrare un po’ strano, a conti fatti non è così inappropriato. È perfetta per divertirsi su e giù per i passi nel weekend, ma anche per passare una bella giornata tra i cordoli senza bisogno di avere un furgone, cavalletti, termocoperte e quant’altro. Ma soprattutto senza dover avere un fisico da pilotini, cosa invece praticamente necessaria con le furibonde maxi sportive di oggi da 200 e passa cavalli.

Insomma, sono davvero contento di poterlo scrivere chiaro e tondo: ben tornata 636!

La scheda tecnica della Kawasaki Ninja 636 2019

La scheda tecnica della Kawasaki Ninja 636 2019

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