Non ci sono dubbi sul fatto che in pista la nuova Ducati Panigale V4S offra prestazioni sconvolgenti. Ma come si comporta lontano dai cordoli – che si tratti di un bel percorso da pieghe o del puro e semplice Mondo Reale? Per scoprirlo, l’abbiamo schierata in un testa a testa con una delle migliori sportive stradali di sempre: la sorella minore 959…
Testo: Aigor Foto: T. Maccabelli
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L’idea di questo test, lo confessiamo, è nata un po’ per caso. Mentre stavamo raccogliendo le moto per la nostra tradizionale Mega Comparativa “La Supersportiva dell’Anno 2018” (che trovate su SuperBike Italia di luglio 2018, acquistabile anche direttamente in versione digitale su pocketmags.com), ci siamo accorti di un fatto curioso. La moto più attesa del 2018 (e, oseremmo dire, degli ultimi dieci/quindici anni), la Ducati Panigale V4S, era stata provata da giornalisti, tester, piloti, ecc. solo ed esclusivamente in pista. Nessuno che avesse osato strapazzarla su strada, oppure, semplicemente, guidarla per qualche giorno nel Mondo Reale per vedere come si comportasse il nuovo missile Ducati al di fuori del suo ambiente ideale.

Certo, nessuno nega che una race replica di questo genere abbia senso soprattutto tra i cordoli. Ed è altrettanto ovvio come un motore da 214cv dichiarati abbia bisogno di un contesto sufficientemente sicuro e controllato per poter essere sfruttato in tutte le sue potenzialità. Ma durante la presentazione stampa a Valencia, a gennaio, erano stati gli stessi tecnici di Borgo Panigale a insistere sul fatto che la loro nuova creatura fosse tra le supersportive più versatili mai uscite dalle fabbriche Ducati, grazie anche alla flessibilità del motore V4 e alla particolare cilindrata (1.100cc, invece della cubatura piena come da regolamento SBK) scelta appositamente per garantire un’erogazione più fluida e accessibile anche nell’uso stradale.

E poi, inutile nascondersi dietro un dito: se è vero che le sportive moderne vengono progettate e costruite per garantire il massimo delle performance nell’uso al limite in pista, la realtà dice che molti proprietari finiscono per passarci più tempo guidandole su strada. Percorsi di montagna, itinerari da pieghe, sparate sulla via del mare, oppure anche modestissime (ma non per questo meno gratificanti, quantomeno per il proprio ego) passeggiate per le vie del centro o sull’itinerario per il locale modaiolo – la vita di una race replica spesso è ben più variegata di quanto si sia portati a credere.

Insomma, veniamo al punto: abbiamo deciso che era decisamente giunto il momento di far gettare la maschera racing alla Panigale V4S e scoprire come se la sarebbe cavata nei contesti da “vita di tutti i giorni”. L’abbiamo tenuta in redazione per un paio di settimane e l’abbiamo semplicemente usata per il tragitto casa-lavoro, per qualche commissione fuori porta, per un paio di viaggetti autostradali e, ovviamente, per un bel fine settimana di ingarellamenti sui nostri percorsi da pieghe preferiti.

L’avversaria in famiglia

Ovviamente, per fare le cose per bene e confrontare la V4S con un valido riferimento stradale, serviva un’avversaria all’altezza. Avversaria che abbiamo trovato in famiglia, sotto forma della Panigale 959 Corse. Perché proprio la 959? Beh, abbiamo sempre detto che, col suo motore bicilindrico un po’ più a misura d’uomo (rispetto a quel mostro di aggressività del V2 della 1299) e peso e ingombri quasi da 600, la Baby Panigale, fin dalla precedente incarnazione 899, è una delle sportive più sfruttabili, divertenti e gratificanti mai costruite da Ducati.

In una nostra comparativa di alcuni mesi fa, contro l’MV F3 800, la 959 “standard” aveva confermato tutti i propri pregi, facendoci urlare di gioia praticamente su ogni percorso in cui l’avevamo portata a sfogarsi. In questa nuova versione, con sospensioni Öhlins, doppio silenziatore Akrapovic in titanio (di serie) e una livrea chiaramente ispirata a quella delle Desmosedici MotoGP ufficiali del 2018, la 959 non dovrebbe fare altro che alzare l’asticella della propria competenza nella guida sportiva e della capacità di attirare sguardi arrapati nel parcheggio davanti al bar degli smanettoni.

Dunque, eccoci qui: serbatoi pieni, sole che splende in cielo e due tra le supersportive più belle ed eccitanti che il mondo del motociclismo abbia mai visto. Cosa potremmo desiderare di più, a parte un paio di patenti di riserva?

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