Prova Hypermotard 698 Mono

Prova Ducati Hypermotard 698 Mono: motard vera?

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Con la Hypermotard 698 Mono, Ducati si lancia in un terreno per lei inesplorato: quello delle supermotard stradali monocilindriche. Novità interessante o tentativo un po’ azzardato? Lore, tra impennate e derapate, ha provato la nuova arrivata in un kartodromo del sud della Spagna…

Testo: Lore Foto: Ducati (Alex Photo)
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La notizia bomba è stata sganciata il 2 novembre 2023, con la presentazione ufficiale in diretta streaming della prima supermotard monocilindrica di Ducati, la Hypermotard 698 Mono. Pochi giorni dopo, quella stessa moto si era presa il centro della scena a Eicma, attirando gli sguardi e i commenti di chiunque si aggirasse nei padiglioni: visitatori, giornalisti, uomini della concorrenza, giovani, anziani, addetti alle pulizie…

Perché nasce la Hypermotard 698 Mono?

Avanti veloce di alcuni mesi: mi trovo nel paddock del kartodromo internazionale Lucas Guerrero, a una trentina di chilometri a est di Valencia. E mentre osservo la schiera di 698 pronte per essere strapazzate durante la presentazione stampa ufficiale, ripenso proprio allo scorso novembre e al clamore generato da questa moto.

Io stesso ero rimasto un po’ stupito dalla mossa di Ducati, ma non avrei dovuto. La realtà è che si tratta dell’ennesimo passo verso la direzione che a Borgo Panigale perseguono ormai da anni. Quale? Semplice: portare il marchio in sempre più settori del motociclismo, ben oltre i classici confini di quelle sportive e nude da sparo con cui l’epopea Ducati è nata. Il primo “sconfinamento” ci fu con una tourer, la Multistrada originale, presentata ormai più di 20 anni fa; poi arrivarono la Hypermotard, la Diavel, la Scrambler, fino a giungere alla storia più recente, con un’accelerazione oltre i limiti dell’asfalto con la DesertX e il recentissimo programma nel cross, incarnato dalla Desmo450 MX.

Insomma, considerata da questa prospettiva, la 698 Mono sembra un passaggio naturale, oltre che strategico, visto che tra i vari obiettivi avrà anche quello di attirare l’interesse dei motociclisti più giovani verso il marchio di Borgo Panigale. E non sarà un compito semplice, se si pensa che dovrà andare a scontrarsi con una sorta di creatura leggendaria che domina il segmento delle supermotard stradali ormai da tempo immemore, la 690 SMC R. Una sorta di Cerbero, che anziché tre teste, ha un solo corpo e tre marchi a farsi concorrenza tra loro: KTM, Husqvarna e GasGas. Ed è esattamente per questo che Ducati ha voluto fare subito le cose sul serio con la nuova Hypermotard.

Il monocilindrico più potente al mondo

Per cominciare, per il motore hanno pensato di creare il monocilindrico più potente al mondo, ricavato da una costola del V2 Superquadro che equipaggiava la 1299 Panigale, integrando alcune soluzioni della versione più estrema, quella montata sulla 1299 Superleggera. Attorno a questo hanno disegnato una ciclistica altrettanto inedita, sviluppata cercando un punto di equilibrio tra una macchina da impennate e la precisione di avantreno di una vera Ducati.

Infine, per non farsi mancare nulla, si è scelto di non lesinare in tema di elettronica, con un pacchetto di fatto accostabile a quello di una Panigale, salvo per l’aggiunta di due chicche da veri hooligan: lo Slide by Brake su due livelli e il Wheelie Assist. Come funzionano? Tra poco ci arriviamo. Ora però è tempo di entrare in pista per la prima volta: iniziamo.

Partenza con la versione standard

Per i turni della mattina ho a disposizione la versione standard, quella rossa per intenderci, con la sola aggiunta del cambio elettronico optional. Con oltre 90 centimetri di altezza da terra, la 698 è quel genere di moto su cui si sale, letteralmente, in sella. Tuttavia, con l’esperienza dalla mia parte, anche muovendomi a bassa velocità sotto le tende della corsia box, non ho troppe difficoltà a gestirla nonostante il mio metro e settantaquattro. Merito del peso contenuto e della seduta bella stretta, a livelli di una motard dura e pura, di quelle derivate dai 450 da cross.

 Un’impressione che si ricava anche dall’ergonomia complessiva – col busto eretto e la posizione dominante sulla strada – e da uno sguardo più generale alla moto, molto snella e compatta. E non è solo apparenza: per dare un dato concreto, l’interasse è di quasi 4 centimetri (centimetri, non millimetri) più corto di quello di una KTM 690!

Essenziale, ma completa

Anche per restare coerenti con questo minimalismo, estetico e dimensionale, in Ducati hanno scelto di sviluppare una nuova strumentazione su misura per la Mono. Al posto di uno sfarzoso TFT a colori, qui c’è infatti un LCD da 3,8” a fondo nero, cosa che potrebbe far storcere il naso ai più tecnofili. Detto ciò, va segnalato che nonostante le dimensioni ridotte è perfettamente leggibile anche sotto il sole, e che navigare tra le molte impostazioni è relativamente facile, grazie ai classici blocchetti a manubrio di Ducati. Senza contare che, per quanto semplice, è comunque lo strumento più completo che abbia mai visto su questo genere di moto, dove si è abituati a ringraziare anche solo per la presenza di un tachimetro.

Prova Hypermotard 698 Mono: approccio “morbido”

Quando finalmente entro in pista, dedico i primi giri a orientarmi nel tortuosissimo e supertecnico tracciato del kartodromo, approfittandone per prendere confidenza senza fretta con la moto, mentre rispolvero i miei appannati ricordi di motardista per guidare in piega con la gamba fuori. Col riding mode Road inserito, la risposta al gas è morbida e precisa, anche quando lascio inserita una marcia di troppo e costringo il giga-pistone da 116mm a scendere sotto i 3.500 giri, ottenendo qualche sussulto ma nessuna protesta evidente. Perciò l’unica cosa a cui prendere davvero le misure sono i classici trasferimenti di carico da motard, piuttosto marcati per via della lunga escursione delle sospensioni.

I tecnici Ducati hanno leggermente irrigidito l’assetto di serie, ma tra il grip esagerato delle slick e la voglia di giocare ispirata dalla 698, già dopo una manciata di giri mi trovo a desiderare un setup più solido sia al posteriore, sia soprattutto all’anteriore. Rinvio dunque le intenzioni più battagliere al pomeriggio, concentrandomi per il momento sulle cose che più mi colpiscono positivamente di questa Hyper monocilindrica: i freni e la maneggevolezza.

Di traverso con Slide by Brake

Dal primo punto di vista c’è poco da dire: bastano due dita, e la moto frena esattamente dove e come voglio, con l’ABS che non si intromette nemmeno quando regolato a un livello intermedio. Senza contare che con ben due livelli di Slide by Brake, cimentarsi con qualche inchiodata del posteriore in staccata diventa una faccenda relativamente semplice, visto che è il sistema a occuparsi di mantenervi nei limiti mentre abusate del freno dietro. Certo, ottenere anche qualcosa di sufficientemente scenografico da pubblicare in queste pagine è un’altra faccenda, specie se siete sempre stati delle schifezze coi traversi come il sottoscritto. Ma questo è un altro discorso…

Maneggevole e composta

Per quanto riguarda la maneggevolezza, può apparire scontata per un mezzo del genere, e in un certo senso lo è: ma quel che mi colpisce non è solo la velocità con cui la 698 si lascia sbatacchiare da una parte all’altra nelle strette chicane del kartodromo, quanto il fatto che tutto avvenga anche con una certa compostezza e senza sacrificare alcunché nel feeling con l’avantreno. Particolare, quest’ultimo, per nulla ovvio su una motard.

Wheelie Assist da pista

Dopo l’approccio della mattina, le cose si fanno più interessanti nel pomeriggio. Le Hypermotard 698 standard vengono infatti messe a riposo, e al loro posto ci vengono forniti degli esemplari RVE, con in più lo scarico completo Termignoni e un assetto rivisto più pesantemente nell’ottica dell’uso tra i cordoli.

La prima cosa, fondamentale, che faccio quando entro in pista è testare il Wheelie Assist, ovverosia quel sistema elettronico che aiuta a “mantenere” i monoruota, anziché puntare a interromperli. Ed è una vera figata! Ok, se siete impennatori esperti ne potete fare a meno, ma non per questo è meno divertente da utilizzare. In pratica, dopo aver sollevato l’avantreno di potenza o di frizione, basterà tenere aperto il gas e ci penserà la centralina a regolare la coppia del motore per prolungare l’impennata, mantenendo la moto a poco meno di 35° di beccheggio: un bel decollo dunque, ma non così alto da poter risultare pericoloso o spaventoso per chi non sia avvezzo a certe cose.

 Il sistema resta attivo anche mettendo le marce col quickshifter, e si disattiva una volta ingranata la quarta, se si chiude il gas o se si attiva il limitatore. Unico difetto? Beh, col chiaro scopo di mantenersi dal lato della ragionevolezza, in Ducati hanno scelto di sbloccare il sistema solo con l’installazione dello scarico completo, dunque con la moto formalmente non omologata per l’uso su strada. Peccato.

Prova Hypermotard 698 Mono: Non solo gadget

Al di là dei gadget tecnologici da neo-hooligan, va detto che in questa configurazione il Superquadro Mono libera davvero tutto il suo potenziale. C’è un netto delta di spinta rispetto alla moto omologata Euro 5, che inizia ai medi e si fa più marcato agli alti, mentre la risposta del gas e l’erogazione diventano ancora più precise e pulite, come sempre accade svincolando un motore dalle restrizioni antinquinamento.

 Più in generale, questo mono ha davvero un bel carattere: gira bene sotto, inizia a picchiare presto ai medi e poi, senza cambi di passo netti, tira fuori altra spinta agli alti, con un allungo che si può sfruttare con gran gusto fino alla soglia dei 10.000 giri.

So cosa vi passerà nella testa in questo momento: ma quindi va più dell’LC4 KTM? I cavalli in più in alto corrispondono a meno coppia sotto? Sono entrambe domande a cui bisognerà rispondere con una comparativa, ma per ora, andando a memoria, direi che la differenza di spinta non sia particolarmente marcata (parlando di entrambi i motori in configurazione di serie, sia chiaro), né agli alti in favore della Ducati, né più in basso a favore della KTM. Ma di sicuro la somma delle due differenze risulta in un’esperienza di guida un poco diversa.

Versione RVE, è ora di mettere le saponette

Oltre al motore, quello che mi fa davvero godere nei turni del pomeriggio sulla RVE sono l’assetto rivisto e il mio cambio di stile di guida. Un collega e amico mi fa infatti notare (non senza qualche sfottò…) di avermi visto un poco rigido nell’interpretare il ruolo del motardista duro e puro.

 Così, anche se la Hypermotard è pensata anche per essere guidata con la gamba fuori, mi convinco a rimettere le saponette sulla tuta e inizio ad aggredire le curve buttandomi in piega ginocchio a terra. Decisamente più a mio agio con questo tipo di approccio, divento subito più veloce ed efficace. Ma soprattutto riesco davvero a sfruttare l’assetto più affilato deliberato dai tecnici Ducati, sfruttando il grip delle slick Pirelli per frenare fino alla corda e poi riprendere in mano prima possibile il gas. Per quanto mi impegni, la Hyper è ora quasi imperturbabile, con trasferimenti di carico comunque ben avvertibili, come ci si aspetta dal genere di moto, ma decisamente ridotti nonché più composti e progressivi rispetto a prima.

Tutto ciò significa due cose. La prima, trascurabile, è che dopo 15 anni senza guidare un motard vero in pista, forse ho preteso un po’ troppo da me stesso quando ho sperato di essere ancora efficace nel far scivolare la suola degli stivali sull’asfalto. La seconda, decisamente più rilevante, è che le sospensioni di questa Ducati sono realmente di qualità, permettendo di trasformarne radicalmente la guida semplicemente agendo sulle regolazioni. Niente male.

Quindi, com’è la Ducati Hypermotard 698 Mono?

Quello delle motard era un mondo distante anni luce dal DNA Ducati, eppure con questa 698 Mono i ragazzi di Borgo Panigale ci sono sbarcati senza tralasciare alcun dettaglio e, soprattutto, con una moto capace di soddisfare anche le aspettative dei puristi. Ok, esisteva già la Hypermotard, ma per tipologia di motore, caratteristiche di guida, peso e dimensioni l’abbiamo sempre considerata un mezzo più vicino alla categoria delle funbike che non a quella delle supermoto vere e proprie.

La 698 è tutt’altra cosa: è una supermotard stradale, che tuttavia riesce molto bene, per design e compattezza ciclistica, a creare l’illusione di essere più vicina a una “quattroemmezzo” da gara di quanto non sia davvero. E ciò si accompagna a tanta sostanza: un monocilindrico spettacolare, una ciclistica a punto e un’elettronica non solo completa ed efficace come mai si era visto su questo genere di moto, ma anche piacevolmente “scorretta”, con le chiare istigazioni a delinquere costituite dallo Slide by Brake e dal Wheelie Assist.

Mettete tutto assieme e capirete perché sono fermamente convinto che con questa Hypermotard 698 Mono nei concessionari, ben presto ci saranno molti nuovi Ducatisti, giovani ma non solo, per le strade di tutto il mondo.