Franco Morbidelli ci parla di “Morbidelli Rising”, la nuova ed emozionante serie che lo vede protagonista su Insight TV

di: a cura della redazione – Foto: Monster Energy Media
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Franco Morbidelli ha seguito un percorso tortuoso, emozionante e a volte drammatico per giungere alla vittoria del titolo di “Rookie of the Year” in MotoGP nel 2018. L’enigmatico pilota italiano (di cui potete leggere qui la nostra intervista fatta alla fine della scorsa stagione) ha conquistato fan e ammiratori grazie al suo brillante Campionato mondiale Moto2 del 2017 ed è ormai unanimemente considerato come uno dei talenti più brillanti e promettenti della nuova generazione. Oggi il ventiquattrenne è anche il protagonista di “Morbidelli Rising” una serie di Insight TV che racconta proprio la sua stagione d’esordio nella classe regina del Motomondiale. Qui sopra potete vedere il trailer cliccando sul tasto play, mentre qui potete accedere alla serie completa, di cui il primo episodio è visibile gratuitamente.

Così, quando abbiamo incontrato Franco qualche settimana fa, appena prima della pubblicazione del documentario, abbiamo pensato di fargli alcune domande per scoprire in che modo abbia gestito l’esperienza davanti alla telecamere, oltre che per avere qualche indiscrezione sul suo allenamento e il suo approccio alla vita lontano dalle piste.

Come è stato essere il protagonista di una serie a tema? In MotoGP sei sempre circondato da telecamere, ma in questo caso deve essere stato diverso…

“È stata una bella esperienza e mi sono divertito. Le persone che hanno lavorato al progetto sono state grandiose e ho stretto un bel legame con loro. Mi sono trovato bene in quell’ambiente e non è stato un problema avere altre telecamere intorno a me, oltre a quelle relative al mio lavoro, quando ero a casa o ad allenarmi al Ranch. Quindi le persone sono state importanti”.

Questo tipo di attenzione e l’interesse che le persone hanno per te è un indicatore del tuo successo?

“Penso di sì. Più vado avanti con la mia carriera e, grazie al cielo, più in alto arrivo, più attenzione, amore e interesse ricevo dalle persone. Credo sia una cosa naturale. Inizio ad abituarmici e mi sento bene. Penso faccia parte del mio lavoro, quindi non posso lamentarmi”.

È bello che le persone e i fan possano scoprire un lato di te che non vedono normalmente? Perché “Morbidelli Rising” non parla solo di te in pista…

“Sì, credo che le persone oggi amino condividere molto delle loro vite provate e il loro stile di vita sui social media. Io amo tenere la mia vita privata per me. Mi piace tenere le cose per me e per le poche persone con cui le condivido. È un modo diverso di comportarsi. Questa serie è stato forse un modo per mostrare un lato di me che è rimasto in ombra. È stata l’occasione e il modo per aprirmi con i miei fan, che possono vedere altri aspetti della mia vita”.

È una cosa positiva il fatto che mostri anche cosa esige il mondo delle corse? I fan di solito ti vedono in pista e nelle interviste post gara, mentre qui possono vedere il lavoro, l’euforia, la frustrazione e altre emozioni…

“Sì, è una bella cosa da far vedere. I fan vedono sempre il lato bello dello spettacolo. Non vedono i compromessi e gli sforzi per arrivare a un certo livello. Quindi è una cosa positiva che si vedano gli sforzi che ci sono dietro questo sport”.

Dicci qualcosa che i tuoi fan scopriranno guardando “Morbidelli Rising”.

“Qualcosa di nuovo? In realtà devo ancora vedere la versione finale del programma, quindi sono curioso di sapere cosa ci sarà nel montaggio finale. In generale, questo documentario è un ritratto della mia vita e di ciò che mi sta a cuore. Mostra anche come vivo e come voglio essere in futuro. Il 2018 è stato un anno difficile, un anno di lezioni apprese, quindi credo che verrà fuori una bella storia, con un bel finale. Credo che sarà divertente e interessante da guardare. Spero sia di ispirazione per spingere qualcuno a gareggiare o per chi già corre e sta attraversando le difficoltà che anche io ho affrontato nella mia carriera”.

Una stagione di corse può essere perfetta per la TV, perché ci sono tante emozioni e alti e bassi. Per te è stato l’infortunio, la situazione con il team e poi i grandi risultati quasi alla fine della stagione in Australia…

“Già! È stato un buon copione, anche ben scritto! Sembrava quasi un film. Il 2018 è andato così. Alcuni momenti sono stati emozionanti, anche in allenamento e a fine giornata a volte ho pensato: ‘è come se qualcuno sapesse che stiamo registrando’. È stata una stagione di corse, ma anche di vita normale con momenti difficili, ma se pensi in un certo modo, puoi superare le difficoltà. Puoi venirne fuori più forte”.

Il 2018 è stato l’anno di debutto in MotoGP. È stato un tipo di pressione diverso rispetto al 2017, in cui c’era più attenzione fin dalla prima gara fino alla tua vittoria del titolo di Moto2?

“Un tipo diverso di esperienza perché ero abituato a posizioni diverse nel 2017. Nelle ultime stagioni gareggiavo per arrivare alle posizioni che ritenevo raggiungibili e possibili. L’anno scorso è stato difficile per molte ragioni, alcune tecniche altre di problemi con il team. Per qualche motivo non siamo riusciti ad arrivare in fondo. Io continuavo a puntare alle posizioni, ma non riuscivo a raggiungerle o raggiungere un certo livello ed era un po’ frustrante. Era importante tenere a mente il titolo di Rookie of the Year, quindi mi sono concentrato su quello. Non è stato facile. Ho dato tutto me stesso e mi sono anche fatto male. Ci ho riprovato e mi sono fatto male di nuovo. Difficile. Ma ci siamo battuti strenuamente e ne sono venuto fuori più forte e con un titolo”.

Per chiudere, come pensi sarà questo 2019?

“Il 2019 sarà l’anno del divertimento: finalmente! Credo che le sensazioni del 2015, 2016 e 2017 stiano tornando. Abbiamo un buon potenziale e una buona moto e possiamo lottare per ottenere una buona posizione. Siamo stati piuttosto veloci nei test e anche nei primi weekend di gara, anche se poi non abbiamo raccolto i migliori risultati. Sarà divertente. Mi sento legato alle persone del mio team e della mia crew. Non abbiamo alcuna pressione perché siamo un team satellite, ma sappiamo di poter fare grandi cose. Ne abbiamo l’abilità e il potenziale”.

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