Abbiamo incontrato Franco Morbidelli per un’intervista informale: una chiacchierata su di lui, sulla strada che l’ha portato in MotoGP e sugli obiettivi per il prossimo futuro

Testo: a cura della redazione Foto: Monster Energy Media

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La nostra prima intervista a Franco Morbidelli risale alla fine del 2018, al termine della sua prima stagione in MotoGP e pronto al passaggio alla Yamaha M1 del Team Petronas. Lo abbiamo incontrato nuovamente nei giorni che avrebbero dovuto segnare vigilia del campionato 2020, che poi non ha potuto prendere il via a causa della Pandemia da Coronavirus.

Il suo nome, Franco, deriva dall’antico germanico e significa letteralmente “uomo libero”. Guardando negli occhi questo autentico e sincero pilota di 25 anni, è impossibile non ammettere che questo nome gli stia proprio bene. Col casco in testa, “il Morbido” è abituato a spingere i limiti sempre più in là e a sfidare se stesso, mentre fuori dalla pista ha un atteggiamento solare e il suo sorriso pacato e contagioso lo rende diverso da molti altri piloti della MotoGP. Questo nonostante la vita non gli abbia risparmiato qualche tiro mancino. La perdita prematura di suo padre avrebbe potuto distruggerlo, invece Franco ha trovato una forza interiore per reagire

Intervista a Franco Morbidelli

Facile essere sorridenti in simili contesti…

In fin dei conti, è una persona estremamente rilassata, piacevole da incontrare. Forse perché nelle sue vene scorrono la passione per le corse e la brezza di Recife, la Venezia del Brasile; o forse perché è dovuto crescere in fretta e sa quali sono le sue priorità nella vita.

Samba e professionalità

Nato a Roma da madre brasiliana e padre italiano, da bambino Franco Morbidelli cresce tra due culture. “Da mia mamma Cristina, ho ereditato l’amore per la samba, per la natura e per la vita. La calma e il relax provengono dalla parte brasiliana della mia famiglia, così come l’attitudine a lasciarsi andare e farsi semplicemente trasportare dal flusso delle cose”, confessa Franco. “Da mio padre Livio, invece, ho imparato ad essere il più serio possibile sul lavoro. Queste due anime coesistono dentro di me. Ricordo di aver giocato a calcio a piedi nudi sulle spiagge bianche di Recife e poi poco tempo dopo ricordo i tornei di calcio con i miei amici a Tavullia. Nella vita ho avuto la fortuna di essere sempre accompagnato da amici e moto. E queste sono sinonimo di libertà e divertimento. Un po’ come la samba”.

Intervista a Franco Morbidelli

Grazie a suo padre Livio, ex pilota, Franco salì su una minimoto quando aveva appena 2 anni e si trasferì a Tavullia con la sua famiglia per respirare l’aria di Valentino Rossi. Da lì, nonostante l’indubbio talento, il suo percorso non è stato quello lineare che accomuna molti piloti di MotoGP. Visto il budget limitato a disposizione, Franco ha fatto il suo debutto internazionale nell’Europeo Superstock 600 nel 2011. Poi nel 2013 arriva il titolo di Campione Europeo Stock 600, e l’anno successivo il passaggio ai prototipi con il debutto in Moto2. Il primo podio lo ha agguantato a Indianapolis nel 2015, mentre la prima vittoria se l’è dovuta sudare ancor di più, attendendo fino al Qatar nel 2017, dopo 53 gare di GP.

Tutta questione di testa

“Vincere a Doha il mio primo GP dopo 53 gare è stato emozionante. È difficile da credere, ma in tutti quegli anni non sono mai stato ossessionato dall’idea di non vincere. La mancanza di successo non era un peso perché sapevo che avrebbe dovuto essere il risultato di un duro lavoro, e alla fine ce l’abbiamo fatta. Devi usare la testa e continuare a credere in te stesso, qualunque cosa accada. Se non usi la testa, non duri troppo a lungo in questo sport”. Franco ha dedicato quella prima volta sul gradino più alto del podio a suo padre Livio. Da quel giorno, Morbidelli è stato inarrestabile e con otto vittorie e dodici podi, conquistando il titolo mondiale Moto2.

Intervista a Franco Morbidelli

“Perché mi sento speciale? È una lunga storia. Sono un pilota che non è arrivato in MotoGP attraverso il normale percorso di Moto3 e Moto2. Al contrario, il mio background è nelle derivate di serie. Nonostante ciò, sono riuscito a vincere il campionato Moto2 e ho avuto dei buoni risultati anche in MotoGP. Ora voglio ottenere di più, voglio migliorare: sono consapevole di essere un pilota veloce e posso andare ancora più forte. Ho lavorato duramente durante l’inverno per migliorarmi come pilota e come atleta”.

La determinazione e la dedizione al lavoro, insomma, sembrano essere una costante nell’atteggiamento del Morbido verso le gare.

Benvenuto al Ranch

Franco sa bene quanto sia stato difficile arrivare dove si trova adesso, ma sa anche riconoscere di essere stato fortunato. “Sono stato uno dei primi piloti a unirsi a Valentino al ‘Ranch’. All’epoca c’erano l’ovale e le sfide epiche ‘The Americana’ con Valentino, Marco Simoncelli e Mattia Pasini.”

I ricordi di Morbidelli sono vividi, anche perché è ancora oggi un pilota della VR46 Academy. “Far parte della VR46 Academy mi rende più responsabile. Se un pilota come Valentino ha creduto in me, significa che è riuscito a vedere in me qualcosa che nemmeno io sapevo di avere. Dal momento in cui l’ho capito, ho sempre cercato di spingermi fino ai miei limiti e di raggiungere obiettivi che non credevo possibili.”

Intervista a Franco Morbidelli

“Ho imparato molto dall’allenamento al Ranch con Rossi, dai suoi consigli, ma anche dal semplice osservare come si muove, come guida. È stato un po’ come se un bambino che ama il calcio avesse avuto l’opportunità di allenarsi ogni giorno con Lionel Messi! Conosco Vale da quando avevo 13 anni! All’inizio ero emotivo, poi ho iniziato a imparare a distinguere il pilota dall’amico. Ho imparato molto da lui anche come persona.”

“Da Rossi, il pilota, ho imparato ad amare ciò che facciamo, non solo in pista e durante le gare, ma anche durante l’allenamento. Da Valentino, uomo, ho imparato che la semplicità è qualcosa che aggiunge valore, non il contrario”.

Battuto dal “Diablo”

“Anche la stagione 2019 è stata una lezione importante: è stata forse la prima volta che sono stato battuto dal mio compagno di squadra e, credetemi, fa male. Avere Quartararo come compagno di squadra rappresenta una pressione non indifferente, ma anche una costante motivazione a crescere. Da Fabio ho ricevuto un ulteriore stimolo a impegnarmi a fondo, osservando la sua etica del duro lavoro. Durante l’inverno mi sono allenato più duramente che mai in sella alla moto e ho aumentato il numero di ore in palestra. Ho anche messo ordine nella mia vita, cambiando piccole ma importanti abitudini. Ho affrontato l’allenamento invernale in modo più concentrato e determinato.”

Intervista a Franco Morbidelli

E visto che siamo in tema, è naturale chiedersi se abbia appreso qualcosa anche gareggiando contro l’attuale riferimento assoluto del motociclismo, Marc Marquez. “Certo che ho imparato qualcosa da Marquez. Per esempio che per vincere devi essere disposto a fare qualsiasi cosa”.

In mente solo le gare

“Credo che una vita non sia abbastanza. Alcuni anni fa mi sarebbe piaciuto studiare all’università, fare una vita normale oltre alla mia carriera come pilota professionista. Ci sono molte cose che mi sarebbe piaciuto fare, ma ho cambiato il mio modo di pensare. Ora sono completamente concentrato sulla strada che ho scelto. In questo momento le moto sono la mia ragione di vita. Non riesco a vedere nient’altro. Sono giovane, affamato e concentrato su una sola passione, che coltivo da quando ero un bambino. Sono consapevole che non potrà essere sempre così, ma voglio godermi totalmente questo momento”.

Il duro lavoro, a quanto sembra, ha pagato: Morbidelli ha mostrato un gran ritmo nei test invernali, concludendo l’ultimo giorno in Qatar al secondo posto, dietro alla Yamaha Monster Energy di Maverick Viñales per soli 33 millesimi di secondo.

Intervista a Franco Morbidelli

“Sento che sto affrontando la stagione 2020 da pilota e atleta migliore rispetto agli scorsi anni. Ho la giusta mentalità. La moto è la stessa dell’anno scorso con alcune modifiche al motore e al telaio. Mi sento comodo sulla moto e ho l’obiettivo di migliorarmi ancora. L’anno scorso ho ottenuto risultati decenti, ma voglio stare là davanti. Il mio obiettivo? Guidare più veloce e lottare per il podio”, ci aveva detto alla fine di quei test.

Poi però i programmi del mondo intero sono stati sospesi per via del Coronavirus e ancora oggi siamo in attesa della prima gara di MotoGP. Noi, come voi, non vediamo l’ora di rivedere il Morbido e tutti i suoi colleghi darsi battaglia tra i cordoli.