Maverick Viñales sulla sua M1

Il Blog di Viñales – terza puntata: tutte le mie moto

Eccoci alla terza puntata del blog di Maverick Viñales, in esclusiva per SuperBike Italia (cliccate qui per leggere le altre due puntate). Questa volta il pilota Yamaha ci parla di altre due ruote e del ruolo del motociclismo nella sua vita…

Testo: a cura della redazione Foto: Monster Energy Media

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“Da bambino non ho avuto una bici: ho iniziato subito con le moto. La prima è stata una minimoto da strada. Tutta la mia famiglia era nel mondo delle moto e ogni weekend andavamo da qualche parte su due ruote: la mia vita dai 3 ai 10 è passata così, in moto tutto il tempo. Prima i parcheggi, poi qualche spiazzo e dopo è arrivato il tempo del motocross, tanto che, in effetti, la minimoto non l’ho guidata così tanto. La prima moto da cross era una 65cc, e poi l’ho tenuta per diversi anni. Dopo sono iniziate le gare, così ogni stagione cambiava la categoria e di conseguenza il mezzo: da 50cc a 70, 75, 80 e 125.”

“Ora è molto difficile trovare gli stessi spazi. Dove vivo adesso, in Andorra, non va troppo male e possiamo usare le moto da trial un po’ ovunque. Quando ero bambino, nel mio paese, Roses nella Costa Brava, chiudevano le strade nel weekend per fare le gare. C’erano tantissimi eventi e tante piste da motocross e percorsi. Sono stato fortunato. C’erano anche tante piste da go-kart e andavamo anche lì per gareggiare. Stavo principalmente con la mia famiglia. A volte eravamo anche in quindici! Quando andavamo in una pista, talvolta la occupavamo quasi tutta noi!

“Ovviamente mi piaceva guidare le moto, ma non ne ero ossessionato. Mi piaceva anche giocare a calcio. Poi crescendo mi sono concentrato sulle prime e ho avuto la fortuna di avere una famiglia pronta a supportarmi.”

Mai pagato per correre

“Avevo otto anni quando ho firmato il primo contratto con Metrakit, e da quel momento non ho mai dovuto comprare una moto o pagare per correre. Questa è stata un’altra grande fortuna, anche perché la mia è una famiglia di pescatori di origini umili. Non abbiamo mai patito la fame, ma non eravamo neanche ricchi. Siamo persone semplici e abbiamo tratto il meglio da ciò che avevamo. Se avessero dovuto pagare per farmi gareggiare, di sicuro adesso non sarei in MotoGP.”

“Guardando indietro nella mia carriera, credo che il passaggio peggiore sia stato quello alla Moto3. Guidavo una 125 e nelle ultime gare avevo le specifiche complete Aprilia. Poi sono passato in Moto3, sono salito sulla nuova moto e… diciamo che era una cosa completamente diversa, per essere buoni.”

Dal cross, al trial, alle R1

“Tutt’oggi guido la moto non solo per correre e ne ho diverse. Ho tre moto da strada di piccola cilindrata, quattro moto da trial, tre moto da cross 450cc, tre 250 e due da flat track. Poi ho anche due R6, due R1, ma queste me le ha prestate la Yamaha. Ecco un altro vantaggio di fare quello che faccio: il prossimo anno se le riprendono e mi danno i nuovi modelli. Sempre Yamaha ho anche delle due tempi 85 e 125cc, così come due tempi è la mia Suzuki due e mezzo. Ah, e per completare l’elenco delle due ruote vanno aggiunte le bici, qualcuna donatami dagli sponsor.”

“Anche quando faccio cross cerco di essere veloce. Ovvio, sono più veloce con la R6 e la R1, perché quello è il mio sport, ma le moto da cross restano le mie seconde preferite. Il trial invece è una sfida continua, e non sono così forte: magari riesco a salire su pietre e rocce, ma è molto difficile.”

“Detto questo, penso che se in MotoGP si potesse semplicemente prendere la moto e guidare, sarebbe più divertente. È qualcosa che il motocross ti permette di fare: prendi un panino, la moto, vai a tutta velocità, fai qualche salto e ti diverti. Probabilmente però, se iniziassi a correre nel cross a livello professionale, direi ‘ridatemi la moto da strada’. Su asfalto o fuoristrada, comunque, le due tempi sono qualcosa di speciale. È una questione di potenza, di erogazione… devi guidare in modo diverso.”

“Per girare in strada ad Andorra uso tanto una Yamaha MT-07. Ho tutto a cinque minuti di distanza! A Roses, invece, ci sono troppe macchine e diventa pericoloso, anche con le bici, quindi cerco di usare di meno la moto. In generale non mi fido molto delle strade.”

Il motorino truccato e i ragazzi di oggi

“Di sicuro c’è una grossa cultura motociclistica in Spagna, un po’ come in Italia. Quando ero piccolo andavo sempre in giro in scooter con i miei amici. In teoria avrei potuto guidare un cinquantino, ma il mio non era proprio originale… Era un 80cc, truccato di tutto punto e molto veloce. Ci andavo a prendere i dolci, poi al mare dopo la scuola. A parte per studiare, non ero mai in casa da ragazzino. La mia famiglia era severa, ma mi dava anche fiducia, e io credo di averli ripagati non cacciandomi mai nei guai.”

Oggi invece i ragazzini sembrano più interessati a Instagram che a dare gas su una moto. Non era molto tempo fa, eppure a quando ero adolescente non mi interessavano il telefono, i messaggi o i social. Volevo andare in moto e mi fermavo solo quando finiva la benzina. Poi bisogna vivere il proprio tempo e mi piacciono anche le nuove tecnologie! Mi piace avere follower e fare belle foto, ma non sono una priorità. A volte queste cose vanno messe da parte e ci si deve concentrare, ed è qualcosa che ho cercato di far capire, per esempio, anche ai miei cugini più piccoli.”

“Se non gareggiassi non so se riuscirei a vedermi sugli spalti. Non importa la categoria o la moto. Ricordo che qualche anno fa sono andato a vedere una gara di motocross vicino casa. Sono arrivato alle 9 di mattina e avevo una voglia sempre più forte di andare in pista. Quindi sono tornato a casa, ho preso la moto e sono tornato lì! È davvero difficile per me stare solo a guardare. Penso che se non avessi iniziato a correre in pista, avrei provato senza dubbio a diventare un giocatore di calcio o a gareggiare nel motocross.”