Maverick Vinales - Misano 2019

Il Blog di Viñales – quarta puntata: sotto i riflettori

Quarta e ultima puntata per il blog di Maverick Viñales, in esclusiva per SuperBike Italia (cliccate qui per leggere le altre tre puntate). Questa volta il pilota Monster Energy Yamaha MotoGP ci parla di fan, fama, mezzi di comunicazione e di cosa voglia dire essere un atleta al massimo livello del motorsport con i riflettori sempre puntati addosso…

Testo: a cura della redazione Foto: Monster Energy Media

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“Ho iniziato a sentire che facevo parte di qualcosa di “grande” durante il primo anno in 125, perché avevamo un grande fan club che cominciava a partecipare a quasi tutte le gare, e io non potevo credere ai miei occhi! Queste persone mi stavano seguendo in posti come la Malesia e l’Australia. È stato molto divertente ed emozionante è bello che le persone riconoscano il tuo lavoro.”

“Da bambino ero abbastanza conosciuto nella mia città natale, Roses, perché ero sempre in giro a giocare in bicicletta e, con i miei amici, combinavamo un po’ di pazzie che facevano parlare di noi. Avevo già buone capacità! Ero bravo anche a calcio e in altri sport. Penso che sia stato nel 2009 o nel 2010 quando per la prima volta hanno cominciato a valorizzare le mie qualità sulla moto. Stavo iniziando con le Pre-GP ed ero molto giovane. Non mi importava ancora molto di ciò che si stava iniziando a creare attorno a me.”

Il mondiale e la fama

“Quando sono entrato nel campionato del mondo, però, tutto è diventato più grande, più serio. Il 2011 è stato il primo anno e, da quel momento, le persone hanno iniziato a chiedermi autografi e foto per strada. Era strano. All’inizio quando la gente mi chiamava urlando non mi voltavo perché non pensavo stessero parlando con me! Sono sempre stato felice di incontrare i fan. Non scapperei mai via da loro! Ricevere attenzioni è una cosa positiva, ma sicuramente quando passi in MotoGP, la fama e tutto il resto vanno vissute in un altro modo. Si sposta tutto su un altro livello.”

“Partecipiamo a vari eventi promozionali molto grandi e vivaci in giro per il mondo e ho imparato ad entrare in una modalità mentale in cui penso ‘Vado e mi diverto il più possibile’. Sicuramente viaggiare e volare è davvero pesante, e non mi piace: tre ore di macchina, due ore di attesa e poi ancora l’aereo per chissà quante ore. Una volta che sono a bordo, però, cerco di pensare positivo. Puoi prenderla in due modi, o pensi che sarà molto dura, oppure puoi provare a goderti quello che ti offre. Io scelgo la seconda opzione. Mi piace il tempo che passo con i fan a fare foto, autografi e cose come video messaggi pazzi in cui devo parlare in varie altre lingue come il malese o il giapponese.”

“Mi faccio un piccolo piano in testa prima di parlare in pubblico, così da non trovarmi spiazzato quando incontro altre persone. È molto importante aver chiaro quali sono le prime parole da dire durante un evento, soprattutto quando stai rappresentando la tua squadra. Quindi faccio pratica e mi alleno su cosa dire. È interessante e divertente vedere come con le parole puoi influire molto.”

“Quando ero più giovane, vivevo tutto questo con molta più ansia. Fino a 18 anni parlavo zero inglese! Gli eventi erano davvero difficili da gestire perché dovevo memorizzare ogni parola e frase da dire! Poi, anche se la domanda finiva per essere leggermente diversa da quello che era stato programmato, io seguivo comunque le risposte che avevo memorizzato come da sceneggiatura! Crescendo ti rendi conto di come vivere certe situazioni e impari piccoli trucchi. Quando penso al mio passato, mi rendo conto di quanto siano grandi i progressi che ho fatto.”

Fan e interviste

“Ogni Paese è diverso nel modo in cui i fan si approcciano a noi e alla MotoGP. Il posto in cui sono forse più matti è in Asia. Amano i piloti e tutte le persone all’interno della squadra (o chiunque sia collegato allo sport). È bello anche quando sono a casa, in Spagna, perché conosco già le persone. Il tipo di attenzioni e il modo in cui le esternano può essere molto diverso a seconda del posto nel mondo in cui ti trovi. Ad esempio, i giapponesi sono super-rispettosi ma adorano farti un sacco di regali! È molto divertente. Ti donano cose come souvenir e cartoline, e un sacco di peluche. Amo il Giappone. Il paese e la sua gente sono così misteriosi…”

“Quando le cose non vanno bene, però, essere sotto i riflettori diventa più difficile. Sai che non stai facendo un buon lavoro, magari conosci anche il motivo, ma le persone non lo sanno e di sicuro non è colpa loro, quindi quando si avvicinano a te con un gran sorriso, non è giusto trasmettere energia negativa. Loro vogliono semplicemente farsi una foto e salutarti.”

“Poi, quando indosso il casco, dimentico tutto. Non so perché, ma ho questa caratteristica. Riesco a rimuovere tutto il resto e concentrarmi totalmente sulla guida. Non mi interessa più quello che accade al di fuori della mia moto, ma questa è disciplina che impari col tempo.”

Dichiarazioni e strategie tra piloti

“Ho fatto tantissime interviste da quando sono arrivato nel mondiale, ma non ricordo di essermi mai preoccupato per una di esse, o di aver pensato subito dopo ‘cosa ho detto?!?’. Normalmente, se arrivo a un punto in cui sono confuso su ciò che voglio dire, mi fermo e mi prendo un momento per pensare. Ovviamente ci sono state volte in cui ho parlato pubblicamente ed ero molto irritato, e so di non aver usato le parole giuste nel modo giusto: può capitare.”

In generale, la stampa nel mondo del MotoGP è molto educata e sincera, e ciò piace parecchio nel paddock. Altrimenti è facile creare momenti difficili tra i piloti. Ma non succede molto spesso. Direi che in generale, a noi piloti, piace fare tutti lo stesso gioco: mostrare alcune carte in certi casi e influenzare i nostri avversari. È una strategia che mi piace usare e che ho imparato nel corso degli anni. È importante lavorarci su. Davvero, ogni pilota cerca di mandare un messaggio e tu devi provare a leggere tra le righe di quel messaggio per sapere cosa intendeva veramente. Devi cercare di capire i tuoi rivali ed è fondamentale sapere come si sentono. Però, in ogni caso, penso che sia bello rimanere veri e naturali. Se non hai nulla da dire ai mass media, in quel caso attieniti semplicemente al tuo piano generale.”

“Sono sempre essere molto sincero: non recito mai quando sono in pubblico, tutto quello che dico è ciò che sento. Ciò, a volte, ha generato critiche nei miei confronti. Ma alle persone a cui piaccio, alla fine, piaccio per quello che sono.”

A casa e lontano da casa

“Al momento, ci sono quattro Gran Premi di MotoGP in casa – Jerez, Catalunya, Aragon e Valencia – questo significa molti fan in giro per il circuito e nei paddock. È sempre bello vedere persone che ti seguono e si appassionano per ciò che fai, e quando si corre in casa tutto è moltiplicato.”

“Durante i quattro giorni vivo momenti diversi. A volte sono più aperto a fermarmi per un po’ e farmi scattare foto, ma ci sono altre volte in cui sono più chiuso e concentrato sul lavoro. Normalmente cerco sempre di fermarmi con loro, soprattutto quando i fan portano in mano le bandiere con il mio numero o indossano le magliette con il mio nome. Questa in realtà la prendo un po’ come una regola. Mi fermerò sempre per i fan che hanno una maglia in mano in attesa di un autografo o, con un bambino che si aspetta una foto con me. So che quelle persone apprezzano davvero quei momenti. I bambini ti vedono sempre in TV ed è un po’diverso con loro, perché un adulto o una persona più grande sa che non puoi stare lì tutto il giorno e che devi pensare alla gara, un bambino no.”

“Poi a casa, lontano dalla MotoGP, tutto è abbastanza tranquillo. Vengo riconosciuto facilmente, ma la mia vita è davvero rilassata. Non esco poi così tanto o faccio festa! È una calma ‘fuga’ da tutto. Neanche nella mia città natale è un problema andare in giro. Posso sedermi nella piazza centrale e a nessuno importa davvero; sono solo un altro ragazzo della città. Sono sempre stato il bambino che impennava per strada in bicicletta… ed in realtà non sono cambiato molto.”