Iniziamo dicendo che sapersi muovere in sella – per impostare la posizione più proficua in funzione della situazione che si sta per affrontare – è tanto più importante quanto più forte si sta andando. Questo significa che se state semplicemente trotterellando a ritmi blandi sulla via dell’ufficio, non otterrete grandi benefici dal fatto di muovervi in sella. Anzi, se qualcuno vi sta guardando, gli sembrerete uno che non ha tutte le rotelle a posto. Il discorso cambia se invece, ad esempio, state tirando il collo alla vostra moto tra le curve di un passo di montagna; per non parlare della guida in pista, dove la posizione del corpo sulla moto e la disposizione del peso del pilota diventano una variabile fondamentale.

Per leggere tutti i nostri consigli e tutorial sulla guida in moto cliccate qui o sul tag “La Bibbia della guida” in calce a questo articolo

Quanto è importante la posizione di guida in moto quando si gira in pista?

Ma perché è così importante sapersi muovere in sella nella guida sportiva? Semplice. Perché nel momento in cui riuscirete a spostare il vostro peso attorno alla moto nella maniera più opportuna, questa vi sembrerà più maneggevole, più stabile e meno faticosa da far girare. E tutto ciò vi trasmetterà molta più confidenza in ogni fase di percorrenza delle traiettorie.

Già solo questi indizi dovrebbero farvi intuire l’importanza dei movimenti in sella, ma nel caso vi rimanesse qualche dubbio, date un’occhiata ai professionisti. Osservate i piloti di MotoGP, Superbike o di qualsiasi altra categoria agonistica. Noterete che tranne che nei lunghi rettilinei, la maggior porzione del loro corpo durante la guida non sarà mai al centro della moto. Al contrario, vedrete che in ingresso, percorrenza, uscita e avvicinamento alla curva successiva, i piloti si muoveranno “attorno” alla moto. Spostandosi in una maniera controllata che li aiuta a esaltare la maneggevolezza della ciclistica e a garantire la massima stabilità al pacchetto.

Pensate che il fatto di sporgersi come scimmie fuori dai semimanubri sia solo per avere foto migliori da esibire su Instagram? Ovvio che no. Ai piloti interessa vincere le gare, non vantarsi con gli amici sui social (o almeno così dovrebbe essere…). Ecco perché si spostano da destra a sinistra (e viceversa), o dal posteriore all’anteriore della moto (e viceversa). Perché questo migliora i livelli di grip dei pneumatici, aumenta la capacità di inserimento e la stabilità in percorrenza. Inoltre, contribuisce al contenimento delle impennate e al mantenimento della linea ottimale in staccata. A questo punto, se vi abbiamo convinti, è il momento di passare in rassegna i cinque step per ottenere il massimo nella guida in pista grazie alla posizione del vostro corpo sulla moto.

1) Rettilineo full gas 

Vi sembrerà ovvio, ma quanti di voi effettivamente si concentrano sul poggiare la mentoniera del casco sul serbatoio nei rettilinei più lunghi? L’obiettivo è mantenere la testa all’interno della bolla d’aria del cupolino, migliorando la penetrazione aerodinamica del pacchetto moto-pilota, e quindi la velocità raggiungibile. Ciò che si deve fare è portarsi col sedere verso il posteriore della sella, cercando di posizionare il casco esattamente dietro al plexi trasparente. Oltre a migliorare la velocità di punta, questo consente di ridurre turbolenze, rumore del vento e sforzi sul collo, aiutandovi così a concentrarvi con lo sguardo su ciò che avete davanti – riferimenti per la staccata, eventuali piloti più lenti, ecc.

Dovreste anche prestare attenzione alla posizione dei piedi e delle braccia; assicuratevi che gomiti e ginocchia siano aderenti al telaio, e che i piedi siano totalmente paralleli e attaccati alla fiancata della moto. Questo vi permetterà di usare il freno posteriore per contrastare un’eventuale impennata e cambiare marcia con più precisione, specie se avete il cambio rovesciato abbinato a un quickshifter. Molti piloti, infine, per migliorare ulteriormente la penetrazione aerodinamica sui rettilinei, sollevano il sedere dalla sella spostandolo indietro fin sul codino. È una pratica molto diffusa nelle categorie con moto poco potenti, tipo la Moto3, dove anche un chilometro in più fa la differenza. Su una Maxi da 200cv, invece, la postura col sedere sul sellino del passeggero può aver senso su un rettilineo molto lungo e veloce, come quello del Mugello.

2) Frenata 

Il tempo che passa tra l’inizio di una frenata e l’inserimento in curva può essere di circa due o tre secondi. È un sacco di tempo, e sarebbe un peccato sprecarlo. Fatevi furbi e utilizzatelo per iniziare a uscire col sedere dalla sella verso il lato della curva che state per affrontare. Questo vi permetterà di presentarvi al momento dell’inserimento col corpo già stabilizzato nella posizione corretta. La ciclistica non dovrà sobbarcarsi un ulteriore spostamento di pesi in un momento così delicato e… Tutto vi sembrerà più semplice.

Quando vi raddrizzate in sella e strizzate forte la leva del freno per eseguire la staccata, infatti, tutto il peso del pacchetto moto-pilota si scarica a terra attraverso la ruota anteriore. Questo fa sì che il corpo di chi guida risulti alleggerito per effetto della forza di inerzia (che in questo caso spinge in avanti, superando la forza di gravità che invece agisce verso il basso), facilitandone lo spostamento diagonale verso l’interno della curva e rendendo più fluida la transizione di inserimento. Meno movimento si fa col corpo in questa fase così critica d’inizio curva, migliore sarà il feeling con l’avantreno. E di conseguenza, maggiore sarà la possibilità di entrare più forte. 

Durante le staccate più dure cercate anche di fare presa con l’interno coscia della gamba esterna sul serbatoio e fate in modo di avere i piedi ben saldi sulle pedane. In questo modo avrete un supporto extra che vi faciliterà il compito di restare solidali con la moto. Così libererete i tricipiti dal loro carico in favore delle gambe, più forti e resistenti, evitando di finire con le braccia già indolenzite dopo neanche mezzo turno.

3) Entrata in curva

Come accennato, bisognerebbe cercare di posizionare il peso corporeo lontano dalla linea centrale. Già il fatto di portare un po’ di peso da un lato della moto (quello della curva) dovrebbe aiutarla a girare, ma a questo punto sarà anche importante regolare la posizione dei piedi e mantenere le braccia leggermente piegate. Appena passato il punto di inserimento, prima del quale avreste già dovuto scalare tutte le marce necessarie, lo step successivo sarà di poggiare il piede interno sulla pedana in posizione metatarsale, per impedire alle punte di restare troppo esterne e toccare l’asfalto in piega. Se non siete troppo bassi o corti di gamba, il consiglio è anche di tenere il piede esterno appoggiato centralmente sulla pedana. In caso contrario, andrà bene pure la punta del piede, ma poi dovrete recuperare la posizione per agire sul cambio, se state percorrendo una curva a destra.

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4) Percorrenza di curva 

Nella fase di guida della percorrenza dovrete cercare di mantenere una posizione tale da spostare la maggior quantità di peso corporeo fuori dalla sagoma della moto e più in basso possibile verso l’asfalto. Se avrete seguito gli step precedenti non ci sarà poi molto da fare in questa situazione. Ricordiamo che mantenersi troppo centrali sulla sella, in questa fase della curva, renderà la vita difficile alle sospensioni. Tutta la mancanza di margine che avrete, infatti, verrà trasferita alle gomme. I pneumatici dovranno subire non solo lo stress di un forte angolo di piega, ma anche quello di un’area di impronta estremamente ridotta (per un focus sulle gomme da pista vi consigliamo di leggere il nostro approfondimento sulla questione). E tutti sappiamo come vanno a finire le cose in questi casi…

Bene, ora immaginate di trovarvi su una moto a 45/50° di piega, con le ruote vicine al cordolo interno, pronte per la fase di chiusura della curva. Il vostro corpo dovrebbe essere in una posizione di questo genere: anca completamente spostata al di fuori della sella verso l’interno della curva, tallone esterno aderente al telaio e ginocchio esterno appoggiato al serbatoio (con un’azione che vi aiuta ad agganciarvi alla moto e a liberare lavoro dalle braccia), piede interno puntato sulla pedana e ginocchio interno che sfiora morbidamente la saponetta sull’asfalto. Ora cercate di abbassare la testa verso la porzione più bassa e interna della carena, in modo che si trovi in una posizione molto avanzata e interna. Con la testa così avanzata sarà più facile vedere l’interno della curva in tutte le sue fasi, da quella di ingresso a quella di uscita. 

A questo punto l’unica cosa che resta fuori dal quadro è la posizione di spalla e gomito interni. Entrambi vanno tenuti bassi e avanzati, mentre il braccio esterno dovrebbe trovarsi appoggiato alla parte superiore del serbatoio. Se vi trovate coi piedi nella posizione giusta, le vostre braccia dovrebbero restare abbastanza rilassate. Ovviamente tutti questi movimenti del corpo richiedono tempo per sviluppare una sensazione di abitudine e per essere perfezionati, quindi continuate ad allenarvi.

 

5) Uscita di curva in pista: la giusta posizione di guida in moto 

Mentre cominciate a riprendere in mano il gas e puntare verso l’uscita della curva, preparatevi a eseguire un movimento analogo a quello che vi porterebbe ad alzarvi in piedi sulle pedane; cercate di trasferire carico sul manubrio senza però aggrapparvici. Questo vi aiuterà a ridurre la tendenza della moto a impennare e a farla rialzare prima di quando il vostro corpo potrà rientrare nella sagoma della carena. Ora siete pronti per ricominciare da capo, con un nuovo rettilineo e una nuova curva…