Mascherine Termorace per emergenza Coronavirus
Il direttore Aigor con la mascherina Termorace

Emergenza Coronavirus: la risposta del mondo motociclistico

Quella che è esplosa nelle ultime settimane è un’emergenza sanitaria di portata planetaria: il Coronavirus non ha risparmiato nessun paese e ha cambiato la vita di tutti noi. Questo però lo sapete già, visto che è quanto ci viene raccontato ogni giorno dalla televisione e dai quotidiani, mentre si cerca di individuare metodi e strategie per tornare al più presto a riprenderci parte della tanto agognata normalità.

Ciò che vogliamo raccontarvi in questo articolo, invece, è di come molte realtà del settore motociclistico abbiano saputo reagire in tempi brevissimi. Come? Attivandosi per convertire la propria produzione e aiutare nell’affrontare questa situazione tanto difficile quanto inedita nel mondo moderno.

Da abbigliamento e accessori moto, alle mascherine

Per esempio Gimoto, che normalmente produce tute in pelle su misura per proteggerci in moto, sta realizzando mascherine filtranti (lavabili e riutilizzabili) per la protezione delle vie respiratorie, da utilizzare nelle attività quotidiane. Inoltre, già dalla fine di marzo l’azienda di Cassano d’Adda (MI) ha iniziato a donarle alle autorità locali e ai volontari della protezione civile, così da aiutarli quotidianamente nelle loro operazioni. Ora, invece, le mascherine Gimoto sono in vendita anche per i privati, con l’impegno di donare una confezione ogni 10 acquistate.

Nella stessa direzione, quella delle mascherine lavabili e riutilizzabili, si è mossa Termorace, che solitamente si occupa di termocoperte per coccolare le nostre gomme da pista. Anche in questo caso tutto è iniziato con la volontà di aiutare con la donazione di un accessorio divenuto indispensabile, mentre la riconversione è stata possibile anche perché la società proprietaria del marchio, la Marco Polo S.r.l., è un’azienda attiva in maniera ben più ampia nel settore tessile.

Sono mascherine monouso, invece, quelle che sta realizzando G.P.R., il cui marchio appare solitamente sugli scarichi aftermarket. Prodotte al ritmo di 10-15.000 a settimana e vendute in confezioni da 50 pezzi, vogliono essere un supporto per aiutare la disponibilità di un prodotto attualmente non sempre reperibile con facilità.

Per correttezza bisogna ricordare come tutte queste mascherine, così come altre prodotte in virtù della rapida conversione produttiva delle aziende più disparate, non siano Disposivi di Protezione Individuale (DPI), pertanto non utilizzabili in ambito medico. Sono però degli utili strumenti di prevenzione da utilizzare nelle attività quotidiane, poiché limitano il diffondersi delle goccioline che tutti noi emettiamo con colpi di tosse, starnuti o semplicemente parlando, che sono le principali responsabili della trasmissione del virus.

Stampa 3D e chimica contro il Covid-19

Il know-how del settore motociclistico, però, sta servendo ad affrontare l’emergenza Coronavirus anche modi diversi. Molti di voi avranno letto di quell’idea venuta al dott. Renato Favero, ex primario dell’ospedale di Gardone Val Trompia, per convertire le maschere da snorkeling di Decathlon in maschere per la respirazione d’emergenza.

Bene, la chiave di tutto è la stampa in 3D della valvola di raccordo che di fatto consente la conversione (progettata dagli ingegneri di Isinnova S.r.l.), per cui si sono mobilitate aziende come CRP Technology (proprietaria, tra le altre cose, del marchio di moto elettriche Energica) e Robby Moto Engineering.

La stessa Robby Moto di Casalmaggiore (CR), che produce componenti aftermarket e prepara motori da competizione, oltre a essere attiva anche nell’aeronautica, ha aiutato un’azienda della sua zona a riconvertirsi alla produzione di mascherine. In questo senso ha realizzato gli stampi per la saldatura degli strati di tessuto. Ma non solo: con un pizzico di creatività ha anche convertito un banco di flussaggio per le testate dei motori da corsa, in un efficace tester delle stesse mascherine, in grado di misurarne la portata d’aria e la perdita di carico.

Poi c’è NZI, marchio spagnolo di caschi, che si è dedicato alla realizzazione di visiere protettive per il personale medico impegnato nell’emergenza. E ancora, due colossi della petrolchimica come Repsol e Motorex, hanno dedicato parte delle loro linee produttive alla produzione di disinfettanti, anch’essi utili come non mai e di difficile reperimento in questo periodo.

Il messaggio è la reazione

Quelli che abbiamo mostrato fin qui sono solo alcuni esempi di conversioni produttive rivolte ad aiutare concretamente durante questa emergenza da Coronavirus. Ma il punto fondamentale non è chi abbia fatto cosa, anche perché per fare un quadro realmente esaustivo andrebbero aggiunte le altrettanto numerose donazioni e iniziative di beneficienza, tanto di aziende quanto di piloti e privati legati al mondo delle moto.

Il messaggio dietro tutto ciò, piuttosto, è che la voglia di rialzarsi, reagire e aiutare non manca. Anzi, tra noi tra noi motociclisti si potrebbe dire che abbonda. Una bella notizia, che a dire il vero suona tutt’altro che inaspettata.