Dunlop Dot Talent

Dunlop DOT Talent: quanto conta l’età delle gomme?

Le gomme hanno una data di scadenza? Stando a una delle leggende da smanettoni più diffuse nei paddock parrebbe di sì. Eppure le cose potrebbero stare diversamente, come ha provato a dimostrarci Dunlop con un confronto alla cieca in pista tra gomme dalle diverse età: “fresche” e “d’annata”. Lore è andato a Cervesina in veste di giudice per raccontarci com’è andata…

Testo: Lore Foto: Dunlop

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Di falsi miti ne circolano a bizzeffe tra gruppi Facebook, paddock delle piste e bar dei passi più amati da noi smanettoni. Nei nostri articoli ne abbiamo sfatati diversi, sempre con l’aiuto di tecnici provenienti dallo specifico settore di riferimento; questo per fare in modo che non si trattasse semplicemente di sovrapporre la nostra opinione di motociclisti esperti a quella di altri. C’è però una questione che da molto tempo è una fissazione della testa di molti, pistaioli e non; si tratta della data di produzione delle gomme, e di conseguenza la loro età.

Facciamo chiarezza

Se si sta a sentire quello che raccontano i sedicenti esperti della domenica, a parità di marca e modello, tanto più fresche e “giovani” sono le gomme, tanto migliori sarebbero le loro prestazioni. Al contrario, qualche mese di troppo dall’uscita dallo stampo, significherebbe automaticamente un degrado tangibile e verificabile. Onestamente, il fascino di una simile convinzione è comprensibile; tutto a questo mondo, che si tratti di una mozzarella di bufala, di una birra, o, ehm, di una bella ragazza, è soggetto all’inesorabile trascorrere del tempo. Ma se per le prime due è possibile stabilire un tempo medio in cui manterranno le loro caratteristiche, e oltre il quale non sarà più il caso di consumarle, sull’ultima nessuno si sognerebbe di apporre una data di scadenza!

Ok, forse il paragone è un po’ forzato, e le gomme, nel caso ve lo stiate chiedendo, non assomigliano nemmeno lontanamente a una mozzarella. Ma avrete capito cosa intendo: i pneumatici non “scadono”. Infatti, l’unica data riportata sul loro fianco, quella che spesso viene chiamata DOT, è quella di produzione. Nonostante questo, a partire dal DOT e a seconda del livello di ansia prestazionale, i vari espertoni fanno derivare le più fantasiose teorie sul degrado delle qualità del pneumatico.

DOT: cosa indica veramente?

Per dare un’idea di quanto tutta questa faccenda sia priva di reale fondamento, basti pensare che DOT significa “Department Of Transportation”. Ed è una marcatura, costituita da un codice alfanumerico, necessaria per assicurare il rispetto degli standard di produzione previsti dall’omologo americano del nostro Ministero dei Trasporti. Nel codice (teoricamente non obbligatorio in Europa), può poi essere contenuta la data di fabbricazione, espressa da quattro cifre indicanti settimana e anno. Dunque anche riferirsi a questa data chiamandola DOT è di per sé un errore.

Ancor più sbagliato è pensare che quella data, che deve essere obbligatoriamente stampata sul fianco, sia rivolta all’utente finale e alle sue elucubrazioni sull’età delle gomme. La sua funzione è semplicemente quella di consentire al produttore, in caso di necessità, di identificare o tracciare sul mercato uno specifico lotto. Niente di più.

Il test alla cieca: chi indovina l’età delle gomme?

Fatta questa premessa, grazie a Dunlop abbiamo avuto l’occasione di seppellire una volta per tutte le dicerie sul calo di prestazioni dei pneumatici nel tempo. In che modo? Con un test a dir poco scrupoloso, ribattezzato, forse con un filo di ironia, “Dunlop DOT Talent”. Ideatore e principale artefice di questa giornata sul circuito di Cervesina, più nello specifico, è Roberto Finetti, Motorcycle Manager di Dunlop Italia, che ormai da anni pensava a questa prova, mettendo da parte treni di GP Racer D212 in mescola M.

Il mio ruolo? Quello di giudice e testimone, condiviso con altri colleghi giornalisti e non solo. Il compito di evidenziare le eventuali differenze tra gomme fresche e d’annata, invece, spetta a due manici di primo livello. Sto parlando di Simone Saltarelli e Luca Pedersoli. I due piloti si alterneranno alla guida di una Yamaha R6 e una R1, sulle quali sapranno solo di avere delle D212. Entrambi, infatti, faranno due turni da sei giri su ciascuna moto; uno con i pneumatici freschi, prodotti nel 2021, l’altro con un treno “vecchio”, uscito dagli stampi diversi anni fa, selezionato da noi giudici e punzonato prima dell’inizio del test. Per limitare al minimo le variabili esterne, le moto gireranno sempre col pieno, con pista chiusa, le stesse pressioni di gonfiaggio e le stesse impostazioni per elettronica, sospensioni e tutto il resto. Si comincia.

Le sensazioni dei piloti

Per la prima sessione di time attack, Pedersoli entra con l’R1 e Saltarelli con l’R6, entrambi senza sapere di avere le D212 GP Racer “fresche”. Ed entrambi a fine sessione riportano sensazioni ottime dalle gomme, così come tempi impressionanti pensando a moto completamente di serie, assetto incluso, e col pieno. L’unico appunto di Saltarelli riguarda un po’ di rigidità di troppo sull’anteriore. Pedersoli, invece, sottolinea il calo di grip del posteriore nell’ultimo giro, imputandolo a una crescita eccessiva della pressione.

Al secondo turno entrambi hanno gomme “vecchie”. Saltarelli ci parla di un leggero chattering all’anteriore, ma non tale da impedirgli di forzare; il suo tempo, infatti, è praticamente identico a prima – meno di un decimo più lento. Pedersoli, dal canto suo, riferisce di aver trovato più trazione inizialmente, con poi qualche leggera e prevedibile perdita di grip col passare dei giri, soffrendo al contempo di più l’ABS. Ma il cronometro parla chiaro: il suo tempo con le gomme del 2018 è migliore di oltre un secondo rispetto a quello registrato con quelle firmate 2021.

Nel pomeriggio i due piloti si scambiano le moto, ma la pressoché totale sovrapponibilità di prestazioni tra le diverse annate di pneumatici rimane. Sull’R1 Saltarelli riferisce di aver percepito meno grip al posteriore con la D212 più recente, ma spunta il miglior tempo proprio con questa, anche se di appena 7 centesimi. E lo fa al termine di sei giri praticamente identici come passo rispetto a quello registrato col treno di gomme d’annata nel turno precedente. Pedersoli, invece, dopo aver girato con l’R6 riporta qualche perdita di aderenza di troppo al massimo angolo per la gomma posteriore più vecchia, per poi rientrare con le gomme nuove e staccare un tempo migliore di 7 decimi.

I tempi sul giro

Data di produzione delle gommeBest – Luca PedersoliBest – Simone Saltarelli
R6 – gomme vecchieant. 1618 – post. 45181:26:241:23:98
R6 – gomme nuoveant. 1821 – post. 04211:25:541:23:89
R1 – gomme vecchieant. 0218 – post. 04201:22:531:21:31
R1 – gomme nuoveant. 1821 – post. 20211:23:851:21:24

L’analisi dei tempi

Alla fine della giornata, analizzando dati e tempi assieme a Pedersoli, Saltarelli e gli altri giudici, questa volta coi piloti finalmente informati delle gomme utilizzate in ciascun turno, la conclusione che possiamo trarre è piuttosto chiara: le gomme Dunlop D212 GP Racer con età comprese tra un anno e mezzo e tre anni e mezzo, hanno complessivamente le stesse prestazioni di quelle prodotte tra i cinque mesi e i 15 giorni prima del test.

E questo vale da due diversi punti di vista. Il primo è quello del cronometro; i tempi sul giro sono stati tutti molto vicini tra loro. Inoltre, nel caso della differenza più netta, questa è stata a favore delle gomme che molti amatori avrebbero escluso a priori di montare sulla propria moto perché troppo vecchie. Il secondo punto di vista è quello delle sensazioni dei piloti. Pedersoli e Saltarelli nel corso della giornata ci hanno riferito comportamenti pressoché sovrapponibili e, soprattutto, peculiarità positive e negative mischiate tra gomme nuove e vecchie, senza alcuna prevalenza in un senso o nell’altro.

Con quanto detto fin qui dovrebbe essere ormai definitivamente chiaro che la data di produzione di un pneumatico non ha alcuna diretta influenza sulle sue prestazioni. Questo, naturalmente, a condizione che il prodotto sia conservato correttamente, così come prescritto dai produttori. Dunque, quello che vi stiamo dicendo non è che una gomma resterà uguale a se stessa in eterno o in qualsiasi condizione; se un amico del cugino di un amico vi vuole vendere delle gomme del 2005 che ha trovato in un pollaio, è probabile che come minimo non siano da record sul giro. Ma la prossima volta che acquisterete dei pneumatici dal vostro gommista di fiducia, sappiate che potrete risparmiarvi le paranoie su quei quattro numerini che vengono dopo la scritta DOT.

Come si conservano i pneumatici?

Chiarito che i pneumatici non hanno una vera e propria data di scadenza, vi sono tuttavia numerosissimi fattori che incidono sulla loro durata. Semplificando al massimo, se è vero che una gomma ben conservata manterrà per diversi anni le proprie qualità, tuttavia possono bastare poche settimane nelle peggiori condizioni perché la mescola si rovini, nonostante al suo interno siano contenute numerose sostanze che hanno la specifica funzione di aumentarne la durata nel tempo (antiossidanti, antiozonanti e antidegradanti).

Perciò, qual è il modo ideale di conservare le gomme? La ETRTO (Associazione Tecnica Europea dei Produttori di Pneumatici e Cerchi), di cui Dunlop fa parte, ha stabilito alcune linee guida rivolte a distributori e rivenditori, per fare in modo che al momento in cui le gomme finiscono sulla nostra moto, siano come quando sono state prodotte.

Per esempio viene raccomandato di conservarle in verticale, ad almeno 10 centimetri da terra, nel caso di stoccaggi di lungo periodo. Fino a quattro settimane di conservazione, invece, è possibile conservarle impilate le une sulle altre. In questo caso, però, bisogna invertire periodicamente l’ordine per evitare che quelle più in basso si deformino sotto il peso delle altre. Inoltre, viene raccomandata la conservazione in luoghi freschi, asciutti e ben ventilati, con temperatura inferiore a 35°C (preferibilmente entro i 25), lontano dalla luce diretta del sole ed evitando il contatto con sostanze liquide, oleose o chimiche non idonee.

Gli stessi principi possiamo applicarli anche noi; tenendo presente inoltre che si dovrebbero evitare anche temperature inferiori agli 0°C, in grado di fratturare la mescola e inficiarne le proprietà. E per le gomme già montate sulla moto, per esempio durante la sosta invernale? Le dritte fondamentali sono tre: sollevare la moto coi cavalletti da officina, gonfiare a una pressione superiore a quella di esercizio e utilizzare un telo coprimoto.