Ducati Superleggera V4

Ducati Superleggera V4: sogno in carbonio

Una stanza buia, con le pareti nere. I componenti chiave di una moto poggiati su uno scaffale sulla sinistra, ognuno precisamente illuminato. Dal lato opposto il propulsore, il Desmosedici Stradale R da 998cc, anch’esso inscritto in un cono di luce come un attore teatrale e, sulla parete in fondo, uno schermo con la scritta “Project 1708” – il nome in codice del progetto. Al centro la sagoma di una moto attira l’attenzione al di sotto di un telo, mentre un suono cupo, ripetitivo e minaccioso viene riprodotto da degli altoparlanti nascosti. Siamo nella “Closed Room” realizzata appositamente al centro del Museo Ducati, dove ai “clienti più affezionati” della Casa di Borgo Panigale è stata presentata la nuova, pregiatissima Superleggera V4 prima di staccare un pesante assegno da 100.000 euro.

500
Il numero di esemplari che uscirà dallo stabilimento di Borgo Panigale

La ricerca della leggerezza

Esattamente come per quei 500 fortunati smanettoni (e collezionisti) che hanno già prenotato il nuovo gioiello della corona Ducati, anche per noi il suo svelamento inizia qui. Dopo un primo video emozionale, il telo viene rimosso, ma la belva che compare è completamente svestita, lasciando in vista le sue grazie meccaniche.

A partire dal telaio Front Frame in fibra di carbonio (-1,2kg rispetto alla quello della Panigale V4 2020), lo stesso materiale impiegato anche per il telaietto posteriore (-1,2kg), per il forcellone monobraccio (-0,9kg, nonostante un allungamento di 11mm) e per i cerchi (-3,2kg rispetto alla V4 standard). E oltre all’impiego del principe dei materiali compositi, dal telaio si è limato ulteriore peso riprogettando in un unico punto la congiunzione tra motore, telaio e telaietto. Persino le sospensioni sono non solo più leggere (-0,6kg nel complesso), ma anche più evolute di quelle della V4 R: la forcella pressurizzata Öhlins NPX25/30 poggia su piedini ricavati dal pieno, mentre il mono TTX36 ha una molla in titanio e valvole idrauliche direttamente derivate da quelle utilizzate in MotoGP.

152,2kg
Il peso a secco della Superleggera V4 con il Racing Kit installato

Dove non compare la fibra di carbonio, fanno invece capolino tutti i metalli più pregiati utilizzabili su una moto: dal magnesio del telaietto anteriore, al titanio di buona parte della viteria, fino all’alluminio 7075 lavorato dal pieno delle pedane e della piastra di sterzo superiore.

Potenza da SBK Ufficiale

L’opera maniacale di alleggerimento, imprescindibile per una Ducati che si fregia del nome Superleggera V4, si è poi spinta anche all’interno del propulsore, che pesa 2,8kg in meno rispetto al V4 da 1.103cc. Un peso risparmiato, tra le altre cose, grazie alla frizione a secco STM più leggera, agli alberi a camme alleggeriti e allo scarico interamente in titanio.

234cv
La potenza massima dichiarata a 15.500 giri, con il Racing Kit installato

L’impianto Akrapovic ha portato in dote anche 3cv extra a confronto con la V4R, per un totale di 224 a 15.250 giri. Un valore impressionante di per sé, che diventa sconcertante se abbinato al dato del peso a secco: 159kg. In configurazione omologata. Con il Racing Kit fornito a corredo, il cui protagonista è lo scarico completo Akrapovic, le cose si fanno maledettamente spaventose: la potenza sale fino a quota 234cv a 15.500 giri, con un picco di coppia di 117,7Nm a 11.750 giri, il tutto per muovere 152,2kg a secco.

Più efficiente di una MotoGP

Non appena gli uomini Ducati finiscono di snocciolare questi numeri da capogiro, la parete alla nostra destra si apre. Dietro di essa la Superleggera V4 ci guarda minacciosa, con le luci diurne a LED accese e un’enorme turbina in movimento sul maxischermo dietro di lei. L’intenzione è di sottolineare scenograficamente il lavoro svolto sull’aerodinamica, ma a dire il vero l’imponente configurazione biplano su ciascun lato della carenatura – anche questa interamente in fibra di carbonio, naturalmente – non fa nulla per passare inosservata.

50kg
Carico aerodinamico generato dalle ali di derivazione GP16 a 270km/h

Sono le stesse ali impiegate sulla Desmosedici GP16, le più efficienti che Ducati abbia sviluppato prima del cambio regolamentare che ha imposto di includere le appendici aerodinamiche nella sagoma della moto. Adattate alle forme della Panigale tramite simulazioni al computer prima, e con un certosino lavoro in galleria del vento poi, sono in grado di generare un carico verticale di 50kg a 270km/h, 20kg in più di quelle della V4R e V4 2020.

I punti di contatto con la MotoGP proseguono poi nella livrea, ispirata alla GP19, e nella strumentazione. Su quest’ultima, una volta caricata la mappatura per lo scarico racing, può essere visualizzata la configurazione “RaceGP”, con le informazioni disposte in maniera simile alla GP20 di Dovizioso. Restando nel campo elettronico, il pacchetto di base è l’ultima evoluzione di quello delle altre Panigale V4. In questo caso, però, i riding mode sono rivisti: ora ci sono Sport, Race A e Race B, ai quali se ne aggiungono altri cinque completamente personalizzabili, idealmente in base alle caratteristiche dei cinque circuiti che è possibile salvare nel cronometro GPS integrato.

A questo punto ci piacerebbe concludere questo articolo dicendo che non vediamo l’ora di provarla. Purtroppo però, qualcosa ci dice che sarà davvero difficile trovare un proprietario disposto a farci fare un giro sulla sua nuova Ducati Superleggera V4…