TRIUMPH STREET TRIPLE RS

Portare una Street Triple a una comparativa è una delle cose più frustranti che possano capitare a un giornalista di moto. Succedeva la stessa cosa ai tempi della 675 e con la 765 nulla è cambiato. Più o meno va così… Un bel giorno ti trovi a provare una nuova media naked da sparo e ne rimani colpito. La riprovi e ti accorgi che in effetti va Dio. Inizi addirittura a convincerti che potrebbe dare del filo da torcere alla Regina della categoria, la Triumph Street Triple, e organizzi una comparativa per capire se è vero. Nel giorno del test guidi prima tutte le “altre” e, cavolo, sì, stavolta sarà dura per la Triumph. Poi tocca a lei. Ci sali, la accendi, fai tre curve e… “Ok, scherzavo… Scusa Street Triple, non c’è paragone!”. Comparativa finita.

Superpoteri

Ok, forse ho un po’ romanzato la scena, ma non è che, pure stavolta, sia andata molto diversamente: chiunque di noi sia salito sulla Triumph dopo le altre, al successivo cambio di moto scendeva con lo sguardo sbalordito e facendo ruotare la mano come a dire “che roba ragazzi.

Sinceramente non ho ancora capito dove stia il segreto delle Street Triple, e di questa 765 in particolare: voglio dire, non ha delle ruote in più, o un sistema di sostegno gravitazionale che le consente di trasmettere sensazioni così diverse dalle altre. È come se avesse dei superpoteri nascosti capaci di renderla unica rispetto a qualsiasi naked al mondo, con un’attitudine e una competenza nella guida all’attacco che, l’abbiamo già scritto in passato, trovano paragone solo in un’altra eccellenza come l’Aprilia Tuono Factory.

Cominciamo dalla posizione di guida: è la più sportiva delle tre. Il manubrio è basso e stretto per una naked, le pedane relativamente alte, eppure la postura che ne deriva ha un che di naturale e sensato che non richiede di dovercisi abituare – come invece accade sulla MV. Certo, non è comoda come l’MT – scesi dalla Yamaha, la Street sembra una race replica a cui siano state giusto rimosse le carene. Però ti ci trovi bene… Diciamo che mette le cose in chiaro, per evitare fraintendimenti: “Amico, lo so che sembro una normale media naked, ma il mio mestiere è farti andare forte.”

Fiducia soprannaturale

Una volta in movimento, è la stabilità sovrannaturale la prima caratteristica che vi impressiona della Street RS. È così eclatante che ve ne accorgete anche facendoci manovra o scendendo da un marciapiede – figuratevi quando la portate tra le curve. È come se le ruote fossero calamitate a terra da una forza misteriosa, che vi aiuta a tenere tutto sotto controllo a qualsiasi ritmo stiate andando e su qualsiasi tipo di asfalto stiate piegando. All’inizio questa compostezza potrebbe dare l’impressione di una ciclistica meno guizzante rispetto a quella, ad esempio, della Brutale.

Ma in realtà le due moto hanno proprio caratteri diversi: dove l’MV aggredisce le curve con un’agilità quasi iperattiva, che vi costringe a stare sempre sul chi vive e non darle troppe confidenze, la Triumph è dolce e progressiva in ogni movimento, inducendovi a fidarvi di lei fin da subito e continuando a rassicurarvi man mano che il gioco si fa duro.

Due curve e siete già ginocchio a terra, anche sulle buche, anche sull’asfalto freddo. In effetti la caratteristica in cui la Street RS sembra avere una marcia in più rispetto alle altre è la stratosferica fiducia che trasmette mentre la guidate – il che, incidentalmente, la rende più coinvolgente quando andate forte, lasciandovi concentrare sul puro e semplice gusto di strapazzarla tra le curve. Anche la Yamaha va molto bene in questo senso, ma solo fino a certi ritmi – più o meno quelli ragionevoli per una naked stradale. La Triumph invece si spinge oltre: il feeling dell’avantreno, la capacità di frenare fin dentro le curve, l’imperturbabilità in percorrenza, il senso di connessione con la gomma posteriore – sono tutti al livello di una sportiva della miglior specie.

Il risultato di tutte queste sensazioni è che sulla Triumph vi ritrovate a divorare curve su curve con una frazione dell’impegno richiesto da gran parte delle moto in commercio: per quanto stiate tirando come folli, sulla RS non avete mai la sensazione di stare rischiando o di essere troppo vicini al limite. È come se ci fosse una sorta di autopilota, o foste immersi in una realtà virtuale che faccia sembrare molto più lento e controllabile ciò che, in realtà, state facendo a ritmi da ergastolo.

Fatela urlare

Fino a qui non abbiamo ancora parlato del motore. Non avessi provato anche quello della 765 R (meno potente agli alti ma con più coppia sotto) e non fossi appena sceso dalla MT-09 SP, direi che il tre cilindri della RS sia quanto di meglio possiate desiderare per fare strage di sportive su qualsiasi percorso di montagna. E in ogni caso non direi una stupidaggine.

Però, per quanto sia docilissimo nella risposta al gas, pastoso lungo tutto l’arco d’erogazione e con una gustosa grinta nella parte alta del contagiri, resta il fatto che è più appuntito non solo rispetto al CP3 della Yamaha, ma anche allo stesso 765 della versione R. Intendiamoci, non siamo ai livelli di nervosissimo del motore MV. E in ogni caso, quando andate forte, dover tirare le marce per stare sempre nella zona migliore del contagiri non fa che rendere più esaltante e concitata l’esperienza di guida.

Piccole imperfezioni

D’altro canto, con un motore così sportivo, la mancanza del downshift blipper si sente tantissimo (ogni volta che salivo sulla Triumph dopo l’MV ci mettevo una manciata di curve prima di riabituarmi al “fastidio” di dover tirare la frizione e fare la doppietta in scalata) e se volete andare a spasso tenendolo sottocoppia, o volete semplicemente divertirvi senza usare troppo il cambio, il tre cilindri della RS fa capire di non essere del tutto a suo agio. Del resto è la base del motore che equipaggia le moto il mondiale Moto2 – ovvio che sia più felice se gli fate frullare i pistoni.

Un altro effetto collaterale del motore appuntito e della ciclistica super-piantata è che la 765 RS sembra diventata meno disponibile alle pratiche teppistiche rispetto alle vecchie Street. Certo, ha sempre quel magico senso di controllo che vi permette di impennare praticamente da fermi e di continuare a fare gli scemi su una ruota senza temere scherzi, ma a parte che il TC (praticamente superfluo su una moto così equilibrata) va disattivato inserendo la mappa personalizzabile a ogni riaccensione, ora si sente che la vita da hooligan non è più il suo interesse principale. Ora l’obiettivo della Street è farvi andare forte senza faticare, su qualsiasi tipo di strada e asfalto. E ci riesce alla perfezione.

Il Verdetto: 9/10

La miglior naked del pianeta per la guida sportiva (insieme alla Tuono Factory). Facilissimo andarci forte, divertente e supercoinvolgente. Ci perderete la patente.

+ Facile da strapazzare, ciclistica al top, competitiva anche in pista.
Niente quickshifter in scalata, TC da disattivare ogni volta.