MV AGUSTA BRUTALE 800RR

La Brutale 800RR è una moto importante per MV. Da una parte è il primo risultato degli investimenti fatti dalla Casa varesina per portare all’omologazione Euro 4 la sua piattaforma di motori “Trepistoni”. Dall’altra, rappresenta idealmente il punto di svolta (l’ennesimo, verrebbe da dire) da cui MV Agusta vorrebbe ripartire dopo aver risolto, grazie a nuovi investitori e con un inedito piano industriale, i problemi finanziari degli anni passati. Il presidente Giovanni Castiglioni in persona, partecipando alla presentazione stampa della 800RR, l’anno scorso aveva onestamente ammesso le incertezze e gli errori commessi da MV durante il periodo di partnership col brand automobilistico AMG, spiegando come da allora in avanti, qualunque moto fosse uscita dalle fabbriche di Schiranna non avrebbe più dovuto scendere a compromessi né in fatto di valore percepito, né di qualità, contenuti e, soprattutto, affidabilità.

Sull’ultima di queste caratteristiche solo il tempo potrà dirci se in MV abbiano davvero fatto centro, ma per tutto il resto, guardando la nuova Brutale da ferma, non si può dire che non abbiano fatto bene il lavoro. Wow, se in foto è bella, dal vivo è splendida – non ci sono molte moto di serie che si possono paragonare a opere d’arte, ma la 800RR è sicuramente tra queste. Certo, la Street RS è piena di fascino inglese, e la MT-09 SP ha un che di prezioso abbastanza raro in una media giapponese, ma a livello di design, di sex appeal, di cura nei dettagli, la Brutale gioca semplicemente in un’altra categoria. Guardate solo il serbatoio, gli scarichi, il forcellone monobraccio, il tunnel sotto la sella – improvvisamente i 16.000 euro del prezzo di listino, assolutamente folli per una media naked, cominciano ad acquistare un po’ più di senso.

Approccio complicato

Anche quando l’accendi, la Brutale continua a farti presagire un’esperienza motociclistica di livello superiore rispetto alle altre. Dal sound di scarico, rauco e quasi malvagio, alla velocità con cui il motore prende i giri sgasando in folle, alla rigidità della ciclistica, da mezzo da corsa. La 800RR ti dà l’impressione di un piranha sotto cocaina pronto a tuffarsi in una boccia di pesci rossi. Poi però alzi il cavalletto, inserisci la prima e, come in un deja-vu, ricompaiono una a una tutte le caratteristiche che da sempre fanno delle naked MV delle moto “un po’ particolari”. Allo stesso tempo, ti rendi conto che non sempre il più aggressivo e cazzuto del gruppo è quello che fa un boccone degli avversari. Ma andiamo per ordine.

Iniziamo dalla posizione di guida. La zona del codino sarà anche un capolavoro di design, ma la sella è corta e infossata, limitando quasi del tutto i movimenti longitudinali. Il manubrio, d’altra parte, è largo e basso, imponendo una postura un po’ innaturale, e il triplo scarico, posizionato proprio sotto la pedana destra, rende complicato poggiare bene il piede quando ci si sporge nelle curve a sinistra. Ok, sono piccoli fastidi che, guidando la moto da sola, passano in secondo piano in un pomeriggio. Ma mentre sulla Yamaha ti senti in confidenza e in perfetto controllo dopo non più di dieci secondi (sulla Triumph non più di venti), sulla Brutale, prima di arrivare a fidarti davvero servono un bel po’ di minuti e di curve.

Assetto da superpole

A rendere più complicata la fase di approccio ci si mette anche un assetto davvero rigido per la guida stradale che, unito a uno dei telai più granitici del panorama motociclistico, rende la vita nel Mondo Reale in sella alla 800RR qualcosa di faticoso e concitato. Parlando coi tecnici MV, qualche settimana fa, mi avevano spiegato come avessero recepito i suggerimenti del pubblico e avessero addolcito il set-up delle loro naked. Sì ok, se penso a com’erano le Brutale di una decina d’anni fa il miglioramento c’è sicuramente stato, ma resta il fatto che, anche a confronto con un assetto sportivo come quello della Street Triple RS, quello della 800RR sembra roba da superpole del mondiale SBK.

Una volta alla guida la differenza si sente, ma non sempre in positivo. In alcune piste la MV potrebbe diventare la moto da battere, e non c’è dubbio che sugli asfalti lisci sia una specie di bisturi, con un’agilità negli ingressi in curva e nei cambi di direzione che le sue due avversarie possono solo sognarsi e la capacità di raggiungere angoli di piega e velocità in percorrenza che non dovrebbero nemmeno essere contemplate su una naked.

A un certo punto però capita che i tratti di strada con fondo perfetto finiscano e la Brutale, da un momento all’altro, si trasforma da raffinatissimo strumento di precisione a una specie di scheggia impazzita: se si insiste a gas spalancato, le ruote faticano a copiare le asperità e l’assetto ci mette sempre più di quanto dovrebbe per recuperare la stabilità dopo qualsiasi buca, dosso o gobbetta.

Ci siamo scambiati le moto varie volte durante il test, provando anche a chiudere l’idraulica dell’ammortizzatore di sterzo, ma il risultato è sempre stato lo stesso: chiunque guidasse la 800RR, oltre a metterci una bella manciata di curve in più solo per toccare col ginocchio a terra, sui tratti un po’ irregolari rimaneva immancabilmente indietro, arrivando al successivo punto di sosta col fiatone, i polsi indolenziti e almeno un paio di spaventi da raccontare.

Attitudine corsaiola

Il fatto che la Brutale 800RR sembri concepita più come una specie di moto da corsa senza carene che non come una raffinata divoratrice di tornanti, viene confermato dalle caratteristiche del motore. Definirlo coinvolgente non rende l’idea: ogni volta che l’indicatore del contagiri passa i 7.000 venite sparati in avanti con una grinta e un accompagnamento sonoro, tra lo sguaiato latrato di scarico e il pornografico ruggito di aspirazione, che danno dipendenza. Complice l’impeccabile quickshifter (con funzionamento up & down) e un ottimo acceleratore ride-by-wire, ormai davvero a livello della migliore concorrenza per precisione e possibilità di regolazione, quando prendete il ritmo sulla Brutale non vorrete più smettere di lanciarvi tra le curve, snocciolando le marce in inserimento e in scalata per tornare ad assaggiare il trip sensoriale (e i cavalli) del 3 cilindri MV agli alti regimi.

Certo, come detto, se la strada non è di quelle di giuste, il tutto richiede un certo impegno (e un bel po’ di esperienza) da parte di chi guida. E se lo tenete ai regimi da uso “normale” (sotto i 6.000), il motore della 800RR perde gran parte del suo appeal, con una risposta piuttosto pigra e la necessità di scalare varie marce anche solo per eseguire un banale sorpasso.

Ma a dirla tutta, la guida nel traffico non sembra una situazione che questa Brutale vorrebbe mai dover affrontare. Il suo pane sono le strade perfette e veloci, le pieghe da race replica, i ritmi da Tourist Trophy, le porzioni di contagiri vicine alla zona rossa. E in ogni caso, sappiate che dovrete sudare prima che questa belva riottosa e aggressiva arrivi a concedervi le sue grazie.

Il Verdetto: 8/10

Velocissima e affilatissima, ma solo su asfalti perfetti. Rigida, scomoda e scorbutica e… bella da togliere il fiato come ogni MV.

+ Design spettacolare, sound, quickshifter anche in scalata.
Motore vuoto ai bassi, impegnativa da far andare forte.