KAWASAKI Z900

La Kawasaki Z900 è un’adorabile ingannatrice. Nel senso che si spaccia per una media naked, di cui ha l’aspetto, gli ingombri, il prezzo e il senso di confidenza immediato che trasmette non appena le salite in sella; ma in realtà, se guardate la scheda tecnica e la giudicate coi parametri di solo una manciata d’anni fa, potrebbe essere considerata a tutti gli effetti una Supernaked.

Fosse uscita intorno al 2010 avrebbe letteralmente fatto a pezzi qualsiasi avversaria giapponese dell’epoca: Honda CB1000R, Yamaha FZ1, Suzuki GSR750… pure la Kawa Z1000 sarebbe uscita con le ossa rotte da un confronto con la 900. Il punto è che siamo nel 2018, e mentre il mondo delle moto è progredito sotto tanti aspetti, in primis quello della tecnologia negli aiuti alla guida, ad Akashi hanno preferito puntare dritti su dei sani valori da roadster della vecchia scuola, ottenendo una moto che sacrifica un po’ di effetti speciali in favore di tanta, tanta concretezza.

Dal menù sono dunque banditi gli aiuti elettronici da femminucce, mentre tutto gira attorno a un vigorosissimo 4 cilindri tutto coppia da ben 948cc, unito a una ciclistica sana e ben più leggera rispetto a quella delle precedenti Z800 e 750 – che già di loro erano delle discrete teppistelle. Insomma, la Z900 non sarà fresca, tecnologica e innovativa come una Yamaha MT-09, ma in quanto a caratteristiche da hooligan è una vera bomba.

Dolcezza e prevedibilità impennatorie

Iniziamo dal motore. Già solo il non dover eseguire una noiosa procedura sugli appositi tastini per escludere l’elettronica a ogni accensione è una boccata d’ossigeno che vi fa pensare a come, tutto sommato, certe cose sulle moto una volta erano più semplici. Poi inserite la prima, partite, e alla prima spalancata di gas, con l’anteriore che si stacca dolcemente da terra e vi lascia già giocare con l’allungo del 4 cilindri, ottenete i primi indizi su che razza di macchina da teppismo sia la Z900. Il fatto che la coppia massima di oltre 90Nm venga erogata a soli 7.600 giri (valore notevole per un 4 in linea) fa capire come in Kawasaki siano stati furbi, sfruttando il vantaggio dei quasi 1.000cc di cilindrata per favorire l’erogazione ai medi piuttosto che la cavalleria agli alti.

Il risultato è un motore sfruttabilissimo, che sull’asciutto vi consente di gestire agevolmente i 115cv alla ruota senza farvi mai rimpiangere l’assenza di un traction control. L’unico appunto va all’iniezione, che è un po’ brusca nelle riaperture da gas completamente chiuso, ma la cosa si nota solo nelle manovre in prima e a velocità davvero basse, mentre una volta in monoruota, quando l’acceleratore non lo chiudete mai del tutto, la risposta ai comandi del vostro polso destro si fa così dolce e prevedibile da permettervi già ai primi tentativi un totale controllo sull’altezza della ruota anteriore e sulla lunghezza del vostro decollo.

Quasi perfetta

Il peso dichiarato, 210kg in ordine di marcia, è un altro dato che tradisce la vicinanza della Z900 più alla categoria delle Supernaked che non a quella delle medie, ma esattamente come, una volta in movimento e tra le curve, la Kawa sembra più leggera di quanto non dicano i numeri, in impennata vi fa seriamente riflettere su cosa avrebbero mai potuto fare ad Akashi per renderla ancora migliore. Oltre che di potenza, spalancando il gas al momento giusto in prima e seconda, è possibile alzarla da velocità bassissime con un tocco di frizione e, dettaglio non da poco per quella che dovrebbe essere solo una “media”, sa decollare anche di terza con un sfrizionata ben assestata intorno ai 70-80km/h – davvero impressionante.

Tra l’altro la Z900 ha un punto di equilibrio molto ampio, che vi consente di mettere l’avantreno a candela in relativa sicurezza – anche a velocità piuttosto basse – semplicemente giocando col gas, senza usare il freno posteriore. A un certo punto sono quasi dell’idea che possa essere proprio lei la vincitrice di questa comparativa – com’è possibile che altre moto siano più facili e versatili nelle impennate? Ma non faccio in tempo a finire di pensarlo che Barzy mi supera di lato, in piedi sulle pedane della Speed RS, gesticolando con la mano sinistra (staccata dal manubrio) come a dirmi quanto sia incredibile la Triumph in monoruota…

Seconde Opinioni

LORE (Il Novizio)
Mi sono trovato molto a mio agio a impennare la Z900 e credo che il suo segreto stia nell’essere, di fatto, una media naked spinta dal motore di una Supernaked. La spettacolare capacità del 4 cilindri Kawasaki di spingere con grinta a ogni regime rende facile far decollare l’avantreno, dopodiché il comando del gas (dolce e preciso) e la ciclistica (stabile quasi più su una ruota che su due), aiutano a mantenere tutto sotto controllo anche a velocità elevate. La ciliegina sulla torta? Sulla Zeta non avete controlli elettronici a rompervi le scatole.

BARZY FREESTYLE (Il Pro)
La posizione di guida – molto bassa e inserita nella moto – non mi è piaciuta molto, e bisogna anche dire che la distribuzione dei pesi non è il massimo per le impennate a bassissima velocità. Però c’è quel motore che è fenomenale. Va detto che normalmente mi esibisco con un quattro cilindri Kawasaki 636, perciò forse conta anche l’abitudine; questo però ha tutt’altra spinta sotto, senza perdere la potenza che serve agli alti. Nella mia classifica personale è al terzo posto di questo test.

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