Superpotenti, superveloci, superaffilate… supertecnologiche! Davvero il progresso nel campo degli aiuti elettronici ha reso godibili e sfruttabili anche su strada le migliori race replica del mondo? Per scoprirlo abbiamo preso le rappresentanti di tre diverse filosofie di sospensioni semiattive e le abbiamo aizzate una contro l’altra sulle nostre strade da piega preferite…

Testo: Aigor Foto: T. Maccabelli

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La storia secondo cui le moderne SBK replica sarebbero ormai inutilizzabili al di fuori di una pista è diventata il leitmotiv delle più noiose discussioni tra motociclisti. In effetti, sulla carta, con oltre 180cv alla ruota, meno di 200kg di peso e ciclistiche da record sul giro sulle piste più veloci del mondo, non è facile immaginarsi come queste moto potrebbero andare d’accordo con gli spazi ristretti, i limiti di grip e, soprattutto, gli asfalti martoriati di una qualsiasi strada di montagna.

Dunque, dobbiamo metterci il cuore in pace e ammettere che, a differenza di una volta, le supersportive carenate non siano più adatte nemmeno all’uso tipico delle sparate del weekend? Tranquilli, non è così.

Il punto è che discorsi di questo tipo partono quasi sempre da presupposti sbagliati. Ok, le race replica moderne offrono prestazioni follemente superiori rispetto a quelle di 15-20 anni fa. Ma allo stesso tempo hanno guadagnato le dotazioni che servono per rendere queste prestazioni relativamente accessibili anche nei contesti da Mondo Reale. Freni, telai, sospensioni e gomme sono tutti enormemente migliorati rispetto a una volta. E soprattutto, sono arrivati gli aiuti elettronici: potranno anche far storcere il naso ai puristi delle care, vecchie moto analogiche, ma è inutile incaponirsi nel non volerli accettare.

Sulle sportive moderne non sono dei semplici accessori, gli aiuti elettronici fanno parte del progetto, sono ciò che permette all’insieme di funzionare come dovrebbe e, alla fine, sono ciò che consente di restituire a dei mezzi così estremi, la capacità di farsi apprezzare anche nella guida al di fuori dei contesti puramente racing.

Il club delle semiattive

Eccoci dunque al tema del nostro test. Per scoprire quanto gli aiuti elettronici siano efficaci nel rendere queste moto fruibili anche lontano da una pista, abbiamo preso tre delle race replica attualmente al vertice del mercato come contenuti tecnologici, e le abbiamo schierate una contro l’altra in una genuina, ignorantissima, politicamente scorretta “battaglia stradale”, di quelle che facevamo nei primi anni del decennio scorso con le vecchie Maxisportive analogiche.

Perché abbiamo scelto proprio la Kawasaki ZX-10R SE, la Ducati Panigale V4S e la nuova BMW S1000RR? Perché oltre a essere equipaggiate con pacchetti elettronici completissimi, sono a loro modo molto diverse e rappresentano le tre diverse filosofie attualmente presenti nel campo delle sospensioni semiattive – tra le dotazioni più importanti nell’adattare il carattere e la sfruttabilità di una moto ai vari contesti.

Le Showa della Kawasaki, le Öhlins della Ducati e le Marzocchi della BMW saranno in grado di supportare la nostra voglia di divertimento stradale, tra buche, macchie di umido e automobilisti che tagliano le curve, come facevano le sportive di una volta? E soprattutto, nonostante le folli potenze in ballo, ci garantiranno un livello di sicurezza tale da giustificare i nostri sorrisi e le nostre scariche di adrenalina? Allacciate il casco, cominciamo.