Viaggio Cfmoto, alla volta di Modena 40, lo studio di design di Carles Solsona

Cina Made in Italy: alla scoperta di Modena 40, R&D di Cfmoto

Molti conoscono Cfmoto come marchio cinese. Ma in realtà la progettazione di tutti i loro modelli più recenti è opera dell’italianissimo R&D Europeo con sede a Rimini. Lore e Aigor hanno approfittato della concomitanza col weekend della MotoGP per farsi un viaggio, su due Cfmoto, alla scoperta di Modena 40.

Testo: Lore Foto: Cfmoto, I.B.

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Prima con la 450SR, poi con la 800NK, Cfmoto sta diventando una presenza sempre più costante sia qui su SuperBike Italia, sia più in generale in quella parte del mondo motociclistico che interessa a noi smanettoni. Il che, specialmente sui social, ha scatenato diversi detrattori della Cina in quanto tale, con un atteggiamento tra l’incredulo e l’inorridito all’idea che un marchio del Dragone possa competere direttamente coi tradizionali nomi giapponesi ed europei a cui siamo abituati.

Eppure la Casa di Hangzhou ha proprio quest’ultimo tra i suoi obiettivi principali per il futuro: intende affermarsi come un costruttore di primo piano a livello globale, giocando allo stesso tavolo di mostri sacri come BMW o KTM.

Una delle chiavi di volta della strategia che Cfmoto sta adottando per compiere questo percorso, si trova in Italia, per la precisione a Rimini: è Modena 40, studio di design fondato e diretto da Carles Solsona, che è oggi il reparto europeo di ricerca e sviluppo del marchio cinese. Ed è proprio da una trasferta programmata per assistere alla MotoGP di Misano, a una manciata di chilometri dalla sede di Modena 40, che a me e Aigor è nata l’idea di andare a sbirciare dietro le quinte di questa realtà. Giusto il tempo di fare un paio di telefonate, ed ecco che in redazione sono comparse una 450SR e una 800MT per affrontare il viaggio e bazzicare tra circuito e riviera per il weekend.

Deviazione allo Chalet Raticosa

Il piano iniziale era di fare una tirata unica in autostrada fino a Misano, arrivando giusto in tempo per presenziare anche a un evento coi piloti Moto3 Artigas e Kelso in un concessionario Cfmoto della zona: poco invitante, ma molto efficace come viaggio. Poi però abbiamo stretto i tempi su alcuni noiosi lavori d’ufficio, siamo partiti in anticipo e ci siamo concessi una gustosa deviazione da Bologna sulla SS65 della Futa, con tanto di panino col prosciutto allo Chalet Raticosa per merenda.

E volete sapere la cosa più divertente di questi chilometri di pieghe, per me che guidavo l’endurona 800MT? Seguire Aigor sulla 450SR e vederlo tirare e ingarellarsi come un ragazzino. Sul serio, era una vita che non lo vedevo guidare qualcosa con meno di 80-90cv, ma a giudicare dal sorriso che aveva quando ci siamo fermati (e dai jeans tecnici consumati sul ginocchio), dev’essersi goduto tutto ciò che la 450SR aveva da dare. Dal canto mio, sono arrivato a sera ben più fresco e riposato, magari godendomi meno le pieghe, ma sfruttando le tipiche coccole autostradali di una moto pensata per viaggiare.

Film Sci-Fi

L’ingresso da Modena 40, la mattina successiva, mi teletrasporta in un’ambientazione da film di fantascienza. Una volta superata la porta d’ingresso in vetro opaco, quello che si apre davanti agli occhi è l’interno di un capannone industriale con un livello di pulizia e ordine da sala operatoria, pareti bianche immacolate, pavimento grigio chiaro e in generale un’abbondanza di luce morbida, diffusa dai lucernari sul tetto.

Sulla sinistra un modello in scala 1:1 della 450SR stampato in 3D, sulla destra le scrivanie dei designer, tutti al lavoro con tavolette grafiche e programmi di disegno e modellazione. In fondo, dritto davanti a me, in quella che è l’area dove vengono allestiti i modelli in argilla e i prototipi in fase più avanzata, noto alcune moto coperte da teli neri: sono alcune delle novità che Cfmoto sta preparando per Eicma e non solo.

Accanto alla stanza in cui si trova l’ingresso, un’altra analoga ospita il reparto di ingegnerizzazione, fondamentale per trasformare la visione dei designer in realtà. Anche qui, tuttavia, salvo qualche volto più esperto, l’età media è piuttosto bassa e, rubando qualche chiacchiera qui e là, si colgono immediatamente la passione e l’affiatamento che regnano entro queste mura.

L’intervista al fondatore e CEO di Modena 40

Al piano di sopra, poi, si trovano vari altri uffici, compreso quello di Carles Solsona, fondatore e CEO di Modena 40, nonché Design Director di Cfmoto. Nato a Barcellona, dal punto di vista professionale si è formato ed è cresciuto in Italia, lavorando nel corso degli anni per Aprilia, Benelli, Ducati e MV Agusta. Ho già avuto occasione di conoscerlo e poi chiacchierarci per un’intera serata alla presentazione stampa della 800NK, pochi mesi fa, ma qui è diverso: è letteralmente a casa sua, quella che ha costruito e che ha fatto crescere, sino a diventare un punto di riferimento assoluto per uno dei marchi motociclistici in più rapida crescita di questi anni.

In ogni suo gesto, in ogni sua parola, leggo costantemente un velo di orgoglio ed emozione, come quella di un padre che parla del figlio. Rompiamo il ghiaccio con qualche battuta sulle moto e sulla miglior farcitura per la piadina, poi accendiamo il registratore e io e Aigor iniziamo con le vere domande per conoscere meglio Modena 40 e, di riflesso, Cfmoto.

Carles, torniamo alle origini: come è nato il rapporto tra Modena 40 e Cfmoto?

Tutto è nato con piccoli lavori e collaborazioni che poi sono andate sviluppandosi, creando un forte legame. È stato sempre un crescendo, di pari passo con la crescita di Cfmoto fino a diventare l’R&D Europeo dell’azienda.

Ma esattamente, di cosa vi occupate per Cfmoto qui a Modena 40?

Principalmente la nostra attività riguarda il design e l’engineering. Dal lato del design ci occupiamo sia di attività di planning, dunque strategica e di concept, sia di sviluppo. Alcuni progetti li gestiamo internamente dall’inizio alla fine, compresi gli aspetti tecnici che supportano il design. Da circa un anno a questa parte, inoltre, abbiamo integrato un reparto per il branding e il marketing, a supporto degli omologhi reparti interni di Cfmoto per le attività di promozione del marchio e dei prodotti in Europa e in America.

Quindi voi aiutate Cfmoto anche a capire che tipo di moto potrebbero servire?

Sui mercati che conosciamo bene sì. Chiaramente per le aree del mondo dove non abbiamo esperienza, seguiamo le loro indicazioni e supportiamo lo sviluppo in quanto tale.

Dunque, si può dire che per i prodotti che interessano noi europei, bene o male, molto dipende da voi. Per esempio, per la 800NK come si è svolto lo sviluppo?

Per la 800NK avevamo già il ‘powertrain’ da cui partire; dunque, telaio e motore KTM che Cfmoto produce per il marchio austriaco. Perciò siamo partiti da lì, e per il resto abbiamo rifatto tutto noi internamente: nonostante la base tecnica già pronta, è stato un progetto molto impegnativo per noi. In altri casi ci occupiamo solo della fase di concept, supportando il lavoro di Cfmoto a Hangzhou. In generale la velocità di sviluppo è molto alta, quindi programmiamo ogni progetto cercando sempre di raggiungere la massima efficienza nella distribuzione del lavoro tra noi e la Cina. Molto del lavoro, per quanto sia meno affascinante dei modelli in argilla o dei design in 3D al computer, avviene con messaggi, mail, call, insomma attraverso uno scambio continuo di informazioni e opinioni.

Da fuori sembra però che dalla Cina vi lascino molto margine di manovra.

Questo sì, ma, come detto, lo scambio di opinioni è essenziale. Io in quanto Direttore del design faccio riferimento diretto al Presidente, ma anche così le scelte vanno condivise, altrimenti finirei per farmi una moto per me. Quindi c’è molto dialogo e spesso in questo modo si affinano le idee e si modificano le direzioni intraprese. Mi è capitato anche di mettere in discussione alcune mie stesse scelte dopo essermi confrontato con il direttore dell’R&D in Cina. Insomma, c’è un palleggio costante tra Italia e Cina, non solo in virtuale, ma spesso anche dal vivo, con loro che vengono da noi in Modena 40 o viceversa.

A proposito di questo scambio continuo, com’è lavorare coi cinesi? A livello professionale, ma anche personale e culturale, ci sono degli ostacoli particolari?

Durante la mia carriera ho lavorato quasi sempre con aziende italiane come MV Agusta o Ducati, oltre a qualche collaborazione con aziende giapponesi. Devo dire che i cinesi in realtà hanno una mentalità molto simile alla nostra, sono più mediterranei di quanto si sia portati a pensare. Per esempio, nell’arte di affrontare i problemi inaspettati, anche improvvisando se c’è bisogno: in casi simili, per esempio, i giapponesi tendono ad andare più in crisi. I cinesi invece sanno essere flessibili e trovare soluzioni velocemente. Legato a questo aspetto c’è un altro loro punto di forza, ed è che non hanno dogmi: sanno cambiare idea quando serve, senza fissarsi su ciò che inizialmente credono sia giusto.”

E ancora: “In Cfmoto, in particolare sul lato di sviluppo del marchio e di marketing, lavorano tantissime persone che hanno avuto esperienze formative o lavorative in Europa o negli USA: in questo senso è un’azienda molto aperta al mondo rispetto al classico pregiudizio che si tende ad avere sulle aziende cinesi. Per tutti questi motivi il rapporto e il confronto non hanno mai rappresentato una difficoltà. Al contrario, a volte diventa difficile prendere alcune decisioni.

Sei soddisfatto dei tuoi ultimi progetti a Modena 40?

No, è difficile che mi accontenti… (Carles ride, n.d.r.). Scherzi a parte sì, sono contento del percorso che stiamo facendo, è molto interessante. Insomma, il marchio Cfmoto è giovane e lo stiamo definendo una nuova moto alla volta: questo è il bello. Su alcuni prodotti in particolare credo che abbiamo già raggiunto un ottimo livello, dopodiché c’è sempre margine per crescere e migliorarsi…

E qual è il limite più grande in questo senso? Il tempo, il contenimento dei costi…

Hai fatto due esempi, ma essenzialmente sono ciò con cui ci confrontiamo più duramente. Il tempo non è mai abbastanza, specialmente quando vuoi ottenere il massimo. A volte anche solo far riposare le cose, vederle con l’occhio fresco, aiuta tantissimo nel processo creativo. Penso sia lo stesso per voi giornalisti: l’articolo lo rileggi il giorno dopo e sembra diverso. Perciò sì, a me piacerebbe avere più tempo per entrare maggiormente nel dettaglio di alcune cose.

Per l’Eicma che è ormai imminente, dobbiamo aspettarci altre novità interessanti?

Sì, sì, assolutamente. Pensiamo di avere delle carte giuste da giocarci: allo stand Cfmoto ci saranno tante cose diverse e credo che in generale il nostro stand sarà molto interessante per i motociclisti.

Un’ultima cosa prima di salutarci. Quanto manca a una ipernaked Cfmoto o comunque a una top di gamma come la intendiamo in Europa e in Italia?

Onestamente ci vuole ancora un po’, ma ci arriveremo. È vero che i ritmi di lavoro sono serratissimi e la velocità di sviluppo molto alta, ma vogliamo fare tutto per bene e arrivare a presentare una moto ‘di grande cilindrata’ che possa davvero rendere contenti e orgogliosi i motociclisti più esigenti. I riscontri che abbiamo avuto da prodotti come la 450SR o la 800NK sono stati ottimi, ma sappiamo tutti che più si sale con le potenze e i prezzi al pubblico, più ogni cosa deve essere perfetta. In ogni caso, l’obiettivo di Cfmoto è di diventare un cosiddetto marchio premium, con una sua personalità ben distinta da tutti gli altri. E lo faremo, ne sono sicuro.